Tre anni fa, piena estate. Due giorni prima di partire per le vacanze.

Vado a dormire beatamente. Mi sveglio di colpo e sento il cuore a mille, completamente impazzito. Una sensazione orrenda che non ho mai provato prima. Mi giro e rigiro nel letto per ore, prendo delle gocce naturali tranquillanti, riesco ad addormentarmi per circa un’oretta, forse due.

Mi sveglio sperando che sia tutto finito, invece no. Presa dal panico e convinta al 100% di avere un infarto in corso chiamo mio padre e gli chiedo di accompagnarmi al pronto soccorso. Analisi del sangue, misurazione di ogni cosa possibile, elettrocardiogramma, ecocardiogramma. Niente. Battiti nella norma.

Non convinta chiedo al cardiologo di controllare bene perché io mi sento davvero male, ma non c’è nulla che non vada, tranne una cosa. L’ansia. La fedele compagna che mi porto dietro da tutta una vita e che non mi lascia neanche un attimo. Chiedo al dottore come sia possibile che mi senta così tanto male.

Lui mi guarda e indicando con il dito la mia testa mi fa: “In the box”. Pure la battuta inglese.

Mi sono portata dietro questo tormento per diversi giorni, aiutandomi con dei tranquillanti abbastanza potenti. Ad oggi questo disturbo va e viene ma ormai ho imparato a conviverci, non avendo altra scelta.