DIARIO | Una prossima vita senza ipocondria (8 ott 2018)

 

Caro diario,

 

Esisterà una prossima vita senza ipocondria? Lo so, con questa domanda scomodiamo una legione di concetti, teorie, credenze, tomi e studiosi che ancora cercano una risposta. Ciò che ti chiedo, però, nasce dalla disperazione.

 

Non ne posso più.

 

Ben vengano i farmaci, le soluzioni disinfettanti, la mia scelta di non consultare più internet, le infinite premure e le precauzioni anche nella scelta della spesa (data di scadenza, ingredienti, grammatura et cetera), ma non posso fuggire a gambe levate se di fianco a me ho un bambino che dà qualche colpo di tosse, non posso cercare uno scafandro su Amazon per proiettare, o quasi, sulla realtà la scelta di isolarmi completamente dal mondo, perché tutto il mondo mi spaventa.

 

Vorrei soltanto respirare senza preoccuparmi del fatto che i peli del naso potrebbero non filtrare le tossine che il giorno riversa sulla mia fetida carogna ormai prossima alla morte.

 

Afferro le maniglie dell’autobus usando l’estremità delle maniche come guanto, vado in apnea se qualcuno mi respira vicino, esco pazzo se l’insetto insinuatosi fino alla mia postazione in biblioteca mi ronza intorno, perché qualunque essere senziente sulla Terra vuole la mia morte.

 

Dovessi morire nel breve termine, chiedo una vita senza ipocondria.

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