IPOSTORIE | Quell’infarto che in realtà era reflusso

Infarto o reflusso? Questo è il problema.

Non avevo mangiato pesante e non mi ero affaticato più del dovuto, se consideriamo che mi ero concesso due giorni di vacanza da povery in una struttura prenotata su una piattaforma altrettanto da povery. In sostanza, dopo una pizza leggera mi ero messo a letto e dormivo beatamente.

Fino alle 5 del mattino.

Un dolore al petto mi svegliò e pensai alla digestione che faceva le bizze. Sorseggiai un po’ d’acqua e tornai al mio cuscino. Niente, il dolore persisteva e aumentava. Tentai di respirare e razionalizzare, perché avevo sentito dire che lo stress si presenta proprio nelle occasioni del riposo, quando inconscio e organismo non vengono sottoposti alla frenesia della quotidianità di noi ansiosi di ‘stocappio e dunque, ‘sti due pezzi di melma si sentono liberi di esprimersi. Sì, l’unica libertà di espressione che disconosco è proprio quella dell’inconscio e dell’organismo. Miii, ci avete scassato!

Il dolore aumentava e, tra un pensiero e l’altro, mi resi conto di dove fosse localizzato quel fastidio. Lo sapevo, ma non ci avevo ancora ragionato su: il petto. Là, dove sta il cuore. Infarto. Mi misi seduto e sorseggiai altra acqua. Lei si svegliò: «Tutto bene?», «Sì – risposi – ho solo un po’ di sete». «Mi passi l’acqua?». Mi voltai per porgerle la bottiglia ed ella incontrò i miei occhi pieni di terrore. Capì.

«Ho un dolore forte qui, al centro del petto».

Mi fece alzare e insieme andammo alla finestra. Faceva tanto caldo, in quei giorni, ma quella notte tirava una piacevole brezza. Mi affacciai e guardai fuori. Chiusi gli occhi, respirai. Niente, quel dolore atroce non passava. «Stai calmo, se vuoi ti porto al pronto soccorso, ma sono sicura che non è niente». Avete presente quel terrore che si amplifica al pensiero di doversi sottoporre a un controllo? Ecco, io faccio parte di quegli ipocondriaci con la fobia delle visite mediche. Mi avrebbero di sicuro trovato una frattura multipla al miocardio con conseguente prolasso di ogni cavolo di organo della mia cassa toracica und la morte sarebbe giunta puntuale. Dissi di no, che sarebbe passato. Doveva passare, il mio cuore sta bene, o meglio, così dissero all’ultima visita cardiologica cui mi sottoposi non-ricordo-quando.

Poi l’illuminazione. Reflusso.

«E se fosse reflusso?» le domandai. «Pensavo proprio quello, come sai si localizza al centro e può confondere noi ipocondriaci di merda». Reflusso. Ripetei dentro di me quella parola per centinaia di volte. Reflusso. Mi accorsi che quel pensiero alleggeriva il mio stato d’animo, e mi concentrai per respirare più profondamente e decelerare i battiti, che ormai erano fuori controllo. ReflussoCalma, è reflusso, respira. Bevvi altra acqua, respirai. Il dolore diminuiva e il sonno si approssimava di nuovo. Erano trascorsi 45 minuti. Tornammo a dormire. Andava meglio. Non bene, meglio.

Chiusi gli occhi, poi di nuovo il pensiero marcio e inopportuno si fece sentire. E se invece fosse infarto e magari scopro che sono a due minuti e mezzo dal Creatore? Il sonno prese il sopravvento e mi addormentai.

L’indomani mattina baciai il pavimento per essere ancora vivo. Le labbra. Sul pavimento. I batteri. La Morte. Punto e a capo.

Tagged , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *