DIARIO | Ipocondria, estate e zanzare (26 giu 2018)

Caro diario,ipocondria fa rima, più che mai, con estate. Mentre tutti si scoprono lucertole, stazionando sulle panchine esposte al sole delle 12 perché «rega’, c’ho bisogno der sole, er sole fa bene, aò!», io mi scopro vampiro, pericolosamente minacciato da luce, caldo e fuckin’ zanzare. Sì, le zanzare, e il mio non è un odio gratuito.

Voi le chiamate “zanzare”, io le chiamo “Caron dimonio, con occhi di bragia loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia”, veicoli maledetti di infezioni che hanno succhiato da chissà quale persona altra, sicuramente contenitore di peste bubbonica, colera e via discorrendo. Ho paura di sudare, perché ‘ste bestie di Satana non attendono altro. L’umidità, la luce filtrata dalla finestra e la fetida carogna che è il mio corpo sono il loro mondo. Sappi, caro diario, che queste potrebbero essere le mie ultime parole.

Spesso mi capita di uscire nelle ore più calde – vuoi perché ho dimenticato di comprare il pane, vuoi perché mi concedo una pausa fuori dalla biblioteca, vuoi perché these are my cocks – e dunque, una volta posta la mia crapa pelata sotto i raggi di Apollo, penso all’insolazione e già mi sento schiattare come un invertebrato. Già vedo i presenti accorrere dinanzi alla mia salma bruciacchiata e febbricitante; già vedo i sanitari trasportarmi al Policlinico con scarsissime speranze di salvarmi.

Caldo, dunque più sete, dunque voglia di fresco. Una bevanda fresca non mi avrà, perché – brutta stronza – tu non creerai contrasto tra la mia temperatura corporea di 89 gradi e la tua sotto lo zero. Scordatelo. Acqua a temperatura ambiente, grazie, anche se magari sto desiderando un chinotto (che vetusto, il chinotto!) o un sanissimo succo d’arancia. No. Meglio una spremuta. Il succo d’arancia potrebbe esser conservato con temperature polari.

Insomma, ora mi rivolgo a voi: lavatevi quelle santiddio di mani e di ascelle. I vostri miasmi non mi interessano, perché l’aria si fa più malsana e gli odori mi sfondano le narici. Vi odio, tutti, quando mi costringete a inalare le vostre malattie mortali che voi non accusate, ma che a me trasmettete. Divertenti, sì, quando sudate come fontane ma dite kebbello io sto bene con i quarantagradi icsdì icsdì. Ma no, dai. Smettete di mentire. Nessun essere umano sopporta i 40 gradi.

Come? Ancora non si registrano temperature così alte? Sì, è vero, ma arriveranno e vi sto già avvertendo: d’estate muoio un po’. Ogni giorno, sotto i colpi sadici del sole, delle zanzare e della melma decomposta che lasciate sulle maniglie dell’autobus.

Continua? Se sopravvivo.

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