INTERVISTE | 11 domande alla sessuologa

Grazie a Laura Mincone per l’intervista.
Sito ufficiale: http://lauramincone.weebly.com
Pagina Facebookhttps://it-it.facebook.com/lauraminconepsicologa/

1- Descrivi brevemente chi sei e di cosa ti occupi.

Sono Laura Mincone, psicologa specializzata in sessuologia (e specializzanda in psicoterapia). Mi occupo come psicologa di tematiche psicologiche e come sessuologa di tutto ciò che riguarda la sessualità, dal benessere sessuale alle disfunzioni del singolo o della coppia.

2- Una domanda basilare sul sessuologo. Chi è e di cosa si occupa? Quali studi si intraprendono per esercitare la professione?

Il sessuologo è uno psicologo o un medico che ha seguito, dopo la laurea, una ulteriore specializzazione di quattro anni in sessuologia. Si occupa di tutte le tematiche inerenti alla sessualità, dalla promozione del benessere sessuale alle consulenze per problematiche più lievi, fino alle vere e proprie disfunzioni sessuali del singolo o della coppia.

3- La scelta, consapevole o consigliata dal proprio medico di rivolgersi al sessuologo viene spesso vissuta come un imbarazzo? In genere hanno più difficoltà a rivolgersi al sessuologo gli uomini o le donne? Quali fasce d’età della popolazione hanno più o meno difficoltà nel prendere la decisione di richiedere un consulto del sessuologo?

Rivolgersi al sessuologo viene purtroppo ancora visto con imbarazzo, soprattutto da certe categorie di persone ma purtroppo per le persone che hanno problemi nella sfera della sessualità è spesso ancora più difficile chiedere aiuto di persona al medico. Per questo noi sessuologi, sempre più spesso, riceviamo richieste di pazienti via mail senza che prima le persone si siano rivolte al medico di base o allo specialista. Il sessuologo quindi, come primo passaggio, rimanda sempre a una visita medica per verificare che non vi siano problematiche organiche.
Generalmente ho riscontrato che hanno più difficoltà a rivolgersi al sessuologo le donne rispetto agli uomini, soprattutto nella fascia d’età over 40. Anche culturalmente, l’uomo deve dare un’immagine di virilità, quindi appena nascono dei problemi gli uomini chiedono aiuto generalmente quasi subito. Le donne, invece, soprattutto per le problematiche legate al piacere e all’orgasmo, aspettano anche molti anni prima di rivolgersi a qualcuno, tenendo la cosa per sé e non condividendola neanche con il partner, per una sorta di timore all’idea di poter chiedere di vivere una sessualità serena. Mi è capitato di avere delle pazienti arrivate da me con queste problematiche dopo molti anni di silenzio. Per fortuna questa cosa sta cambiando, le fasce d’età più giovani hanno invece molta più consapevolezza dell’importanza della sessualità e nel loro caso, complice anche un maggiore dialogo tra i partner, riescono a chiedere aiuto più facilmente. Sto parlando di ragazzi e ragazze nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 30 anni che vivono la sessualità con maggiore serenità e consapevolezza.

4- Sulla base della tua esperienza lavorativa, quali sono i motivi più frequenti che spingono un medico a consigliare al paziente la visita da un sessuologo? E quali, invece, spingono il paziente a rivolgersi a voi spontaneamente?

Come dicevo prima, il passaggio dal medico non è così scontato perché causa imbarazzo. Quando però questo accade, direi che generalmente le persone si rivolgono al medico per problematiche più evidenti, come disfunzione erettile, eiaculazione precoce o vaginismo. In questi casi il medico poi, dopo aver fatto i dovuti accertamenti ed escluso cause organiche, rimanda al sessuologo. I pazienti invece si rivolgono direttamente al sessuologo per problematiche considerate generalmente più psicologiche, come la mancanza di piacere ed orgasmo o il calo del desiderio.

5- Ti capita spesso di lavorare “in team” con altri medici o altre figure sanitarie? Se sì, con chi ti interfacci e ti trovi a lavorare più spesso?

Si, la collaborazione è essenziale nel mio lavoro. Le figure con cui mi interfaccio di più sono andrologi, urologi e ginecologi. Qualche volta mi capita di lavorare in collaborazione con gli psichiatri quando servono psicofarmaci o quando il paziente è in trattamento con psicofarmaci che interferiscono con la vita sessuale.

6- Parliamo di un argomento “delicato”: cercare di far vivere il più correttamente possibile la sfera della sessualità ai giovani. Quali iniziative intraprendono i sessuologi in merito? Quali invece potrebbero (e dovrebbero) intraprendere le scuole e i genitori?

Io vivo in una regione particolare da questo punto di vista, il Trentino. L’azienda sanitaria offre a tutte le scuole medie e superiori dei percorsi di educazione affettiva e sessuale tenuti da sessuologi o psicologi, oltre a figure sanitarie. Questi percorsi sono importantissimi, con il passare degli anni riscontriamo nei ragazzi una sempre maggiore necessità di chiarezza e di affiancamento su queste tematiche. Con l’occasione si tengono incontri anche con i genitori per sensibilizzarli sull’argomento.
Oltre a questo, capita di organizzare delle serate esterne alle scuole dedicate ai genitori per aiutarli ad affrontare queste tematiche con i figli, soprattutto se adolescenti.
Credo che sempre di più si dovrebbero trovare dei momenti di confronto degli esperti con ragazzi, genitori ed insegnanti sulla tematica.

7- Il famoso “calo del desiderio”. Se, come pare, esiste davvero, è riconducibile a cause scientificamente dimostrate? Quali possono essere, a livello anche psicologico, le cause?

Il calo del desiderio esiste eccome e purtroppo è sempre più in aumento. Alcuni studi stanno riportando una netta diminuzione di desiderio e di frequenza dei rapporti sessuali nei ragazzi intorno ai 20 anni e questa è una cosa preoccupante. Il calo del desiderio si articola in vari modi e le cause possono essere le più diverse da persona a persona. A livello organico una delle cause principali può essere uno squilibrio ormonale, che quindi viene rilevato con apposite analisi e poi trattato. Anche alcool e sostanze possono interferire, così come i farmaci come ad esempio alcuni psicofarmaci. A livello psicologico si deve distinguere il vero e proprio calo del desiderio, definito come ipoattivo, che si ha quando appunto desiderio e fantasie sessuali sono assenti, dall’avversione sessuale. Quest’ultima comporta un rifiuto dell’intimità, come se si trattasse di una fobia e può comportare un vero e proprio evitamento di tutto ciò che a che fare con la sessualità. Come dicevo, le cause possono essere le più disparate, riguardano la sera emotiva, e vanno individuate con lo specialista da caso a caso. Ci si sta ultimamente chiedendo se l’aumento massiccio dell’uso della pornografia in età molto precoci influisca in qualche modo sul calo del desiderio nei giovani. Un buon lavoro terapeutico porta però a risolvere nella maggior oltre dei casi questa problematica.

8- Domanda sulla terapia di coppia. Quando e quanto è utile presentarsi dal sessuologo insieme anche se il problema apparentemente è solo di uno di due? È consigliabile a prescindere andarci insieme o si valuta caso per caso?

Generalmente quando è presente una coppia il sessuologo tende a vedere sempre inizialmente tutti e due i membri. Questo per varie ragioni. Innanzitutto il partner che non manifesta il problema ne risente comunque e va aiutato nella sua sofferenza. In altri casi anche se uno solo dei due manifesta la problematica sessuale può accadere che anche l’altro abbia delle problematiche non manifestate che si ‘incastrano’ con quelle dell’altro. In altri casi ancora le problematiche possono proprio essere legate alla coppia. In ogni caso è sempre bene fare una accurata valutazione iniziale, sia del singolo che della coppia, per capire l’origine della problematica e di conseguenza come intervenire al meglio. Si può poi decidere di intervenire sul singolo o di iniziare una terapia di coppia, la terapia mansione integrata ad esempio, per risolvere le problematiche.

9- Negli ultimi tempi, complice anche la disponibilità della tecnologia, è molto aumentato il fenomeno del “consumo” della pornografia, anche tra i giovanissimi. Quanto e quando può nuocere alla salute sessuale e psicologica? Quando bisogna preoccuparsene e cercare quindi un aiuto qualificato?

La pornografia al giorno d’oggi è un tasto dolente per i giovanissimi. Nelle scuole medie il livello di utilizzo di pornografia è altissimo ma in alcuni casi le visualizzazioni iniziano già alle elementari. Per questo è importantissima una corretta educazione affettiva e sessuale. La diffusione di pornografia è impossibile da fermare e per questo bisogna aiutare i ragazzi a capire che cosa stanno guardando. I video rappresentano una sessualità sempre più violenta dove non trova spazio l’affettività, le immagini sono molto diverse da quelle della pornografia di qualche anno fa e l’accessibilità è facilissima e veloce tramite i cellulari. Poco di male se a guardarla sono adulti con una vita sessuale sana, il problema nasce quando ad usufruirne sono ragazzini molto giovani che non hanno avuto ancora incontri con la sessualità reale. Il problema è che questi ragazzi pensano che quella sia la realtà, la normalità, e si creano una idea di sessualità distorta che non comprende la parte affettiva ed emotiva. Inoltre si creano un modello di uomo, di donna e di sessualità che non sarà mai realizzabile nella realtà e quando si troveranno a vivere la sessualità reale si sentiranno in forte difetto rispetto a quei modelli. Le problematiche che si possono creare investono quindi la sfera della sessualità ma anche quella dell’autostima, della sicurezza in se stessi e molte altre.
Nel concreto, quando un ragazzo o una ragazza guarda molto spesso video pornografici durante la giornata, non riesce a farne a meno e si alza anche la notte per guardarla e ha, durante il giorno, anche dei flash vividi di quelle immagini, è bene rivolgersi ad un aiuto specialistico. Anche quando una persona sia giovane che adulta non riesce ad eccitarsi se non tramite l’ausilio della pornografia sarebbe importante chiedere un aiuto. In generale, comunque, ritengo che sia importantissimo che i genitori parlino di sessualità con i propri figli, senza imbarazzo, puntando molto l’attenzione sulla parte emotiva per sottolineare questi aspetti che altrimenti vengono eliminati dalla sessualità con tutti i rischi che questo comporta.

10- Parafilie e perversioni sessuali: quali sono e quando possono essere considerate patologiche? Come distinguerle da una normale fantasia erotica e sessuale o da una normale attrazione/predilezione per una pratica o per una parte del corpo?

La visione della sessualità è, negli anni, molto cambiata e molte pratiche che una volta venivano considerate perverse oppure addirittura patologiche, come il sesso orale o anale, vengono ora considerate assolutamente normali. Da quando la sessualità è diventata oggetto di studio si è potuto chiarire che la persone considerate ‘normali’ hanno una ampia varietà di comportamenti sessuali e di fantasie. Quando si parla di parafilie si intendono vari comportamenti legati alla sessualità come l’esibizionismo, il feticismo, il masochismo, sadismo eccetera. In passato una parafilia era considerata un disturbo, nelle classificazioni odierne non è più così scontato. Si considera che siamo di fronte a un disturbo quando la parafilia causa un reale disagio o compromissione all’individuo, quando la sua soddisfazione implica dolore fisico per gli altri o quando ha a che fare con bambini (pedofilia) o partner non consenzienti. Per fare un esempio, avere fantasie o predilezioni per una sessualità che include il voyeurismo non significa avere un disturbo, diventa tale quando comporta una compromissione della vita della persona, quando è compulsiva o quando implica provocare dolore agli altri.

11- Ultima domanda: cosa ti gratifica di più del tuo lavoro? Quali sono gli aspetti che invece trovi più difficili?

Il mio è un lavoro molto interessante, che richiede di avere la mente aperta e, come tutto ciò che riguarda la psicologia, di accogliere sempre la persona che sta chiedendo aiuto con tutto il rispetto e l’empatia possibile. Devo dire che mi viene difficile trovare una singola cosa che mi gratifica perché lo trovo gratificante nel suo complesso. Trovo invece frustrante quando le persone si rivolgono ad un aiuto professionale dopo anni di dolore e di sofferenze passate in silenzio. Da un punto di vista puramente pratico i disturbi sono più complessi da curare quando sono presenti da molto tempo ma soprattutto la persona in questione ha passato anni di sofferenza a volte molto elevata senza avere nessuno accanto. Un’altra cosa frustrante è quando vedo genitori che vorrebbero educare al meglio i propri figli per quello che riguarda la sessualità, ma non lo fanno a causa dell’imbarazzo che provano. La sessualità è importantissima nella vita di ognuno di noi e si dovrebbe poterne parlare senza vergognarsene.

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