DIARIO | La mia playlist del panico (3 mag 2018)

Oggi non ti saluto, ho di meglio da fare. Un paio di cuffie e una voglia di evasione, questa volta, mi terranno lontano dal mondo per rinchiudermi nel mio.

Non ho, ovviamente, una playlist che include solamente brani che scatenino ansia e disagio: da musicista quale sono cerco sempre un assortimento importante, che mi faccia trovare spazio tra tutte le sfumature della musica. Non esistono soltanto i Tool, gli A Perfect Circle, i Cure, i Verdena o i Beatles. Un paio di in-ear, un’oretta seduto sul letto e occhi che si chiudono. Posso sfogare l’inconscio stimolandolo con le note che arrivano dalla riproduzione casuale.

1) CCCP – Stati di agitazione

Noie con il respiro, mi si accelera il fiato. Un canto adolescenziale che non ho mai abbandonato. Il crescendo di rumori, sfiati e schianti di rullante è un grido che implode.

2) Caponord – Un film sul panico

Si salveranno in tanti ma noi no: la nostra vita è un film sul panico. Con una molecola di commozione ascolto questa canzone e scuoto la testa per una timida rassegnazione. Convivere ogni giorno con una tensione costante è terribile, ma farsi proprie le parole di un brano significa non sentirsi soli.

3) Subsonica – Depre

Sto precipitando, forse sto volando. Non nascondo che Microchip Emozionale sia uno degli album più importanti della mia esistenza. Con la sottile ironia e il giusto groove, i Subsonica elencano farmaci che le cuffie ripropongono e non c’è verso di stare fermi. Proprio come quando impera l’attacco di panico.

4) Samuele Bersani – En e Xanax

Non si conoscevano prima di un comune attacco di panico, e subito filarono all’unisono. Forse è l’inno ufficiale di quanti soffrono di attacchi di panico. Rilassante, dissacrante, rilassa all’ascolto e abbraccia. Lo fa veramente.

5) Verdena – Glamodrama

Diamine, demone. L’ansia divora. C’entra un cavolo, direte. Forse è vero, ma l’arrangiamento del brano parte dolcissimo per poi esplodere nel ritornello, proprio nel momento in cui Alberto Ferrari pronuncia questa frase. La riascolto, perché è una suite inquieta e mi fa bene.

No, nella mia playlist del panico non includo La cura di Franco Battiato. È ora di dire basta.

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