DIARIO | Il vizio insulso di sminuire l’ipocondria (3 mag 2018)

Caro diario,

io le spacco la faccia.

Succede che mi ritrovo a chiacchierare in una tavolata con persone che nemmeno conosco. Sono lì per caso, ecco. Una di esse lamenta alcuni dolori che partono dal petto e si irradiano lungo l’esofago, fino a provocargli fastidiosi bruciori e rutti acidi. «Cristo, che mi succede?», chiede. Una tizia accanto a me – la tipica bipede con voce stridula, sinusoide sfasata nell’enfasi, sicurezza di sé e ironia di una scarpata con punta in metallo sui maroni – scherza e gli risponde: «Se hai un braccio indolenzito allora è infarto. Stai morendo».

Il ragazzo ostenta un autocontrollo che non ha. Io lo guardo con compassione e intervengo.

«Tranquillo, amico. Hai solo un po’ di reflusso gastroesofageo. Avrai mangiato qualcosa di pesante o sarai stressato. Non è niente, succede anche a me».

La bipede mi guarda con un ghigno. Ridacchia e mi dice: “Abbiamo un infermiere qui? O forse sei un medico?”. Tentando di mantenere un tono cortese le rispondo: “No, sono solamente ipocondriaco e so qualcosa sui rimedi per il reflusso”.

Caro diario, io le spacco la faccia.

Mi guarda altezzosa e intona un dissing superficiale: “Ipocondriaco? Ma dai, su. Ma fatti una vita tranquilla, ma chi te lo fa fare? Ma fatti una risata“.

Le faccio notare che non mi diverto.

“Allora smetti, no?”

Hai ragione. Non ci avevo mai pensato: devo smettere di essere ipocondriaco. Poco importa se dietro la parola “ipocondria” ci siano diagnosi di più medici, se dietro la mia ansia ci sia un lungo percorso terapeutico intrapreso con il mio psicologo. Poco importa se questa meretrice di un’ipocondria mi porta a strofinarmi le mani di Amuchina mentre mi stai parlando, con te che mi guardi dall’alto della tua inutile esistenza (mai quanto la mia, fai la fila, cocca) quasi divertita dal mio vezzo di disinfettarmi le mani.

Devo smettere, ora che me lo fai notare. Smettere, soprattutto, di non reagire contro chi sminuisce il mio modo di sopravvivere. Tu non hai il dono della comprensione e/o dell’empatia, dunque quasi ti compatisco. Ridi e sfotti mentre immagino di vederti soffrire dentro una stanza, tallonata da un attacco di panico perché magari ti sei appena punta un dito con uno spillo. L’ipocondria è come la vergine di Norimberga, cocca. Tu sei là dentro e centinaia di chiodi penetrano le tue carni. Chi non legge il tuo disagio spinge quei chiodi fino in fondo. Tu perdi sangue copiosamente e tutti ridono, perché non capiscono che non è un gioco.

Tu ora ridi. Io vorrei tanto spaccarti la faccia. Non lo faccio, perché so cosa sia il rispetto. Ti augurerei l’ipocondria, ma le tue giornate sono già vuote, oltremodo.

Continua così.

Io so la mia verità.
Sono passato in mezzo agli inferni, alle mie pazzie,
ma è la mia verità.
E spero possa esploderti in faccia,
spaccarti la testa.

Tagged , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *