IPOWIKI | Ecco come gli ipocondriaci immaginano l’ipocondria

Il 10 aprile ho chiesto ai nostri lettori quali sembianze darebbero all’ipocondria. L’ho fatto perché non è raro che una persona ipocondriaca abbia in dote una fantasia sconfinata anche nei momenti più difficili. Non avendo ancora dato la mia risposta, lo faccio ora.

Per me l’ipocondria è quell’amica che ha deciso di essere la tua migliore amica. No, non è quella empatica, vera e presente. È l’amica petulantemorbosa. Quella che «io sono la tua migliore amica e noi si vive in simbiosi», che arriva a offendersi se non la interpelli quando devi andare a comprare il sale al supermercato, pur se sei uscito di casa in ciabatte, ascelle pezzate e miasmi di fritto sui vestiti. Quella che si prende il diritto di veto su ogni nuova situazione nella quale ti imbatti: un nuovo lavoro, una nuova conoscenza, una nuova relazione. Lei deve accettare o rifiutare, per il tuo “bene”. Lei sa; tu devi ancora imparare. Sempre.

L’ipocondria è la migliore amica che tutti abbiamo ma che nessuno vorrebbe. Una privazione continua di energie e motivazione. Un prendere il nostro posto, un’invasione emozionale di oscurità e asfissia. Inedia, incapacità di muoversi e di agire senza.

Ora, ecco come hanno risposto i nostri lettori:

Una donna vestita in stile anni ’50

Nina Leen / Bored Panda

Non ho la pretesa di aver reso l’idea che la commentatrice offriva, ma se l’ipocondria fosse una donna che veste in stile anni ’50 la immaginerei così. Lo sguardo profondo e penetrante, un’espressione che odora sia di malvagio che di curiosità. Resta lì a fissarti nella sua tenuta vintage. Di tanto in tanto il suo volto è immerso in una piccola nube di fumo di sigaretta. Quando infesta i tuoi luoghi, tra le stanze echeggia Love me tender di Elves Presley. Dolce e velata, come una nenia mortale.

Un terrificante mostro pieno di zanne e artigli

«… ma se stai calmo vedi che questo mostro è sì bruttarello, ma diventa via via sempre più piccolo fino a diventare brutto come un acaro, ma sempre di acaro si tratta. Forza, ragazzi, non facciamoci sconfiggere da un acaro».

L’amico inquietante che ti fissa mentre parli

Occhi fermi come fucili su di noi, che prendono la mira e non premono mai il grilletto. Un costante stato di disagio perpetrato da palpebre che non si chiudono mai. Fanali puntati sulla nostra tenebra. Insomma, un concentrato di ansia e claustrofobia, sotto gli occhi opprimenti dell’interlocutore che noi percepiamo come giudice. L’ipocondria fa proprio questo: ti tiene d’occhio e non sbatte mai le palpebre.

Una figura evanescente e informe

Facebook / Mela Verde

La nostra follower immagina l’ipocondria come una creatura informe, dagli occhi spiritati e la bocca marchiata di rosso, mentre pronuncia un Morirai che immagino emesso con un suono robotico. Disturbante come i dialoghi al contrario del nano di Twin Peaks e inquietante come il volto di un bambino nel contesto sbagliato. Al suo apparire, l’ipocondria è accompagnata da una brezza gelida. Ondeggia e fluttua di fronte a noi e solo noi possiamo vederla.

La strega di Biancaneve

Come non concordare con chi parla di esperienza traumatica quando ricorda Grimilde, la Regina Cattiva di Biancaneve? Non so se la nostra lettrice intendesse la versione geriatrica e imbonitrice di veleni o la versione in status di regina con tanto di corona e specchio. Non importa, forse. L’ipocondria può indossare i panni della megera dagli occhi verdi, il fastidioso porro sul naso e il timbro più stridulo di un treno che frena in emergenza. La mela? Una tipica situazione: qualcosa che a noi sembra buono diventa un pericolo.

Un brutto mostro in un bruttissimo incubo

Babadook / Rolling Stone

Sono sufficienti un po’ di buio e uno stato di paralisi del sonno, quella che ti fa vivere orrende visioni e stati di totale incapacità a muoversi. Ecco che l’ipocondria emerge dall’oscurità di quell’angolo della stanza e si prende gioco di noi, rincorrendoci e vessandoci con sadismo e insistenza. Non possiamo venirne fuori, perché è un incubo. Ci salverà soltanto un risveglio, che nella realtà è una presa di coscienza, una maggiore consapevolezza e uno stato di maggiore controllo delle percezioni esterne.

La signora Rottenmeier

Inutile far finta che l’ossessione per il controllo che la signora Rottenmeier (un vero incubo per coloro che sono cresciuti con Heidi) esercitava su tutta la casa non faccia pensare al disturbo ossessivo compulsivo, di cui buona parte degli ipocondriaci soffre, pur non sapendolo. L’ipocondria è un po’ come la Rottenmeier. Il disordine, la catastrofe emotiva che l’ipocondriaco vive seguono il preciso ordine che il disturbo crea.

Un essere rosso come il sangue alle nostre spalle

Teeething, “The Unlucky” / DeviantArt

Chi commenta ha scelto questa immagine, una perfetta proiezione per chi vorrebbe dare una sembianza all’ipocondria. Ci tallona e perseguita come un’ombra rossa di Male: capelli e mani si poggiano sulle nostre spalle, insidiosi come il suo respiro. Un fiato sempre sul collo, onnipresente.

Una vecchia signora dall’aria inquietante e spettrale

Non potevo non associare la descrizione alla simpatica geriatrica di Shutter Island, ma non nascondo di aver pensato anche a Mary Shaw di Dead Silence o alla signora Ganush di Drag me to Hell. La terza età rivisitata in chiave horror, ancora, con la comparsa di una vecchia signora come incarnazione di un’inquietudine fatta di rughe, voce tremante e skills malefiche. Oppure, ancora, si scomodano capolavori come Psyco – di cui è bene non rivelare il finale, mai – e la vecchia si inquadra su una sedia a dondolo, di spalle, magari intenta a sfogliare i grani di un rosario. Intorno a lei c’è silenzio, solo il cigolare sinistro della sedia infesta l’aria. La stanza è illuminata appena di fronte a lei. Noi la vediamo dondolare ma non ne vediamo il volto. Questa è l’ipocondria. In penombra, silenziosa eppure stridente. Come quel maledetto cigolio che dalla nostra testa non vuole schiodarsi.

Altre risposte

Non sono mancate – per fortuna! – le risposte ironiche. Molti hanno risposto immaginando l’ipocondria con il proprio aspetto, altri l’hanno disegnata con le sembianze di loro stessi in tenera età.

Tra le più esilaranti:

  • Luca Giurato
  • Roby Facchinetti
  • Cristiano Malgioglio
  • Gabriel Garko
  • Il beccamorto dello show televisivo Avanti un altro
  • Giampiero Mughini

Tra le più ricorrenti:

  • Il mio aspetto
  • Mia madre
  • Il mio ex / la mia ex
  • Marilyn Manson
  • La ragazzina de L’Esorcista

Sono sicuro – e lo dico ammettendo una certa presunzione – che molti hanno avuto la premura di non esprimersi. L’ipocondria può essere un incubo reale del quale si prova timore a parlarne, perché non la si vuole risvegliare. Per alcuni di noi è meglio tacere. Parlarne significherebbe fare troppo rumore, scatenarla di nuovo.

È interessante, tuttavia, conoscere quanto sia forte il bisogno di definire il disturbo. Oggi con le sembianze di una persona, domani con un brano musicale o un dipinto, in futuro con un colore.

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