DIARIO | Primavera ed entomofobia (20 apr 2018)

Caro diario,

19 gradi. Si parla di Apollo e della sua alternanza di alte temperature e temporali improvvisi. Insomma, oggi per la prima volta non ho indossato il giubbotto e non ho avuto di che lamentarmi.

Tranne alle 12, quando per la pausa caffè sono uscito sul prato della biblioteca e ho incontrato una vespa, due api, un calabrone e tanti mosconi metalizzati pronti a colpirmi e uccidermi. Sì, caro diario, oggi si respirava aria di primavera e con essa sono arrivati gli insetti. Con gli insetti, puntuale come il campanello che suona mentre ti trovi al telefono, è arrivata la maledetta entomofobia

La mia guerra è iniziata nel tentativo di mantenere il controllo ed evitare scatti nervosi, ma in un paio di episodi si è rivelato un fallimento. Proprio nel concentrarmi per restare calmo e posato, l’insetto volante veniva a volteggiarmi accanto, costringendomi ad allontanarmi secondo movimenti scoordinati e ridicoli, che sicuramente hanno scatenato l’ilarità di quanti mi vedevano dimenarmi al pronunciarsi di una minaccia di morte. Sono dunque tornato dentro, maledicendo le mie maledette fobie e sperando, un giorno, di non soffrirne più.

L’entomofobico come me, devo dire, vive nella convinzione di essere perennemente esposto alla minaccia di puntura, morso o infezione di qualsivoglia insetto. La percezione è quella di una minaccia. La vicinanza di un insetto può immobilizzare per la paura o far avvertire la sensazione di essere percorsi da tanti animaletti, al punto di cominciare a dimenarsi o grattarsi ossessivamente. Nel mio caso, qualsiasi insetto volante dotato di pungiglione e con un ronzio di bassa frequenza è motivo di fughe incontrollabili, stati di immobilizzazione ansiogena e tante, tante figure di mer*a.

Pioveva sempre, tempo fa. Ora è primavera. Anche troppo.

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