DIARIO | Piove (20 mar 2018)

Caro diario,

si è capito: sono fuori porta e la metropoli può accanirsi, crollandomi addosso. Va bene, scherzosamente mi definisco un vampiro, uno che ama le tenebre. Per far ridere le persone ripeto sempre “io sono la notte”, e giù di ilarità e giubilo.

Tutto molto bello.

Per brevità odio le temperature torride dell’estate e odio dover soffocare da fermo e/o dormiente. Amo respirare e vorrei esserne sempre agevolato. Preferisco un piumone a un ventilatore: ripararsi dal freddo è più semplice. Aspettate, non attaccatemi. Sono considerazioni. Forse l’età mi sta facendo cambiare idea. Non mi servo più di slogan quali “w il freddo”, ma preferisco sempre la moderazione. Respirare sì, ibernarmi un po’ meno. Facciamo così, porca miseria: non mi piacciono le temperature estreme, ok?

L’ipocondria parla per me: in estate la paura di soffocare, morire per qualche puntura infetta di una qualche zozza zanzara, schiattare sotto i colpi feroci di una vespa, passare al Creatore per un’insolazione presa in quei cinque minuti del ca**o i cui metto il naso fuori casa;

In inverno la paura di tutte le forme influenzali. Tutte, nessuna esclusa. Paura degli sbalzi termici, della gente che tossisce, degli starnuti di terzi, della calca che si forma ovunque ci sia un riscaldamento.

Ma ora, Cristo, basta con ‘sta pioggia.

Piove. Vado a dormire e piove. Apro gli occhi al mattino e piove. Addento il pranzo e piove. Decido di riposarmi nel weekend e piove. Esco a fare la spesa e piove. Piove, sempre piove, fortissimamente piove.

Pioggia, dunque pozzanghere. Pozzanghere, dunque il mio essere fondamentalmente sovrappensiero che mi fa inzuppare i piedi ad ogni passo. Sovrappensiero dunque sempre in ritardo nei tentativi di salvarmi evitando le pozze d’acqua putrida che la città offre. Mi ritrovo con i piedi fradici, freddi ed esposti al Male. Da quel momento ho diverse ore di tempo per incontrare una Morte che con me sarà atroce e sadica.

Raggiungo la biblioteca e ho già i sintomi della febbre. Cerco il calorifero più vicino e mi ci piazzo. Aria calda, divorami! Troppo tardi, vero? Già la temperatura corporea s’impenna. Arriva il bruciore alla gola, arrivano i dolori alle ossa. Arrivano le vampate di calore e il senso di spossatezza che ti coglie sempre come se fosse un parassita pronto a nutrirsi delle tue già precarie energie.

Bastarda. Ipocondria bastarda.

Poi pensi alla meningite. Poi pensi al fatto che sei in una città e che ti ritrovi a incrociare persone di ogni tipo e di ogni anamnesi. Ti senti morire e già ti immagini mentre ti accasci su questa sedia, tra i libri e gli appunti, con tutti i presenti che cercano di aiutarti nonostante tu sia già all’altro mondo.

Anche lì, è bene saperlo, soffrirai di ipocondria. Perché? L’Aldilà è ciò che vedi al di qua. Piove, piove sempre.

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