DIARIO | Bullismo e ipocondria (14 gen 2018)

diario fabio 14gen 2018

Ne sentiamo parlare tutti i giorni, e spesso da chi non ne ha mai subito. Ora vorrei dare la mia opinione.

La modesta opinione di una persona che ha subito bullismo, un bullismo che ha amplificato la sua ipocondria e l’ha estesa in modo permanente.

Benvenuti nella mia storia.
Ricordo a tutti che ho 20 anni, e quindi i ricordi che imprimerò su questa tastiera sono ancora freschi e, purtroppo, indelebili. L’ipocondria ha giocato un ruolo chiave, perché grazie ad essa sono finito perseguitato, ma anche grazie ad essa mi sono risollevato.

Il bullismo è una piaga sociale da molti anni, e spesso consumato nelle scuole. Ragazzi più forti attaccano ragazzi più deboli. Molta gente si ferma qui e non approfondisce il problema, e non vuole capire che ci sono fin troppi tipi di bullismo. Tutti pericolosi.

Io ho subito un bullismo che quasi non si vede, e nemmeno i professori ci danno peso. Ovvero l’emarginazione in classe. I grandi e belli si fanno il gruppetto, dove le ragazze fanno di tutto per entrarci, e gli sfigati rimangono fuori. Spesso in un angolo della classe, assieme ai ragazzi col sostegno, anche loro spesso presi di mira. I bulli hanno sempre la parola, quando parlano loro in classe c’è silenzio, persino da parte dei professori, ogni cosa che dicono è vera e nessuno può contraddirli, solo un altro bullo.
Il resto della classe, i ”meno fighi”, devono adattarsi o attaccarsi ai bulli, e quindi assecondare ogni loro gesta, ogni loro comportamento e ogni loro parola, o finire nel dimenticatoio fatto di derisioni, bugie sul tuo conto e scherzi di pessimo gusto. Ho sempre rifiutato di abbassarmi ai loro livelli, e matematicamente sono stato messo in un angolo, con chi, come me, preferiva la gogna.

La mia ipocondria mi ha portato a chiudermi, a non volermi mai ribellare e a trovare scuse per la mia debolezza. Iniziai a darmi colpe e a credere a ogni cattiveria e falsità che raccontavano in giro su di me.
Poi la situazione iniziò a gravare sul fisico. Le bugie che giravano erano così innocue per loro, ma così pesanti per me. Il classico ”lui non si lava da tot giorni, puzza”, e via dicendo.
Da lì nacque la mia fissazione per l’igiene. Adesso passo ore a sotto l’acqua, a cambiarmi vestiti e lavarmi. Mi sento sempre sporco, anche dopo una doccia lunga e perfetta. Chi mi conosce dice che profumo sempre, ma la mia paura mi fa pensare che non sia vero. Sono servo di questa paura e non so come uscirne. E tutto nacque da uno scherzo alle superiori.

Mentalmente non stavo bene. e l’emarginazione a cui fui costretto gravava anche sui rapporti con le ragazze. Nessuna voleva stare vicino ad uno “sfigato”, nessuna sarebbe mai uscita con me. Non mi degnavano nemmeno di uno sguardo. Le stesse che su Facebook adesso denigrano la superficialità delle persone.

Soffrivo di attacchi di panico perenni, non volevo mai andare a scuola e iniziai a rifiutare lo studio come fosse una malattia. La scuola divenne il nemico, avrei preferito chiudermi in casa senza cibo piuttosto che andare in quel posto colmo di cattiveria a pregiudizio.
Così arrivò la mia prima bocciatura. Mi feci bocciare dalla paura. Avevo toccato il fondo e volevo riemergere. Lì che capii che significa essere un bullo.

Capitai in una classe più piccola, con gente che nemmeno sapeva chi fossi. Potevo ricominciare.
Il ragazzo bocciato, si sa, piace alle ragazzine: dà l’aria di uno grande e forte, indipendente e senza paure. I ragazzi provano sempre un po’ di timore verso chi ripete l’anno.

Giocai la mia carta.

Sarei stato duro, fermo nelle mie decisioni e senza paure.
Il primo giorno di scuola ero nel panico. Sapevo che sarebbe andato tutto storto, non volevo essere un bullo, ma solamente accettato e non emarginato.
Ricordo tutto a memoria.
La rabbia per la bocciatura e l’adrenalina erano a livelli altissimi, e nessuno mi mise i piedi in testa.
Per tutto l’anno. Diventammo una delle classi migliori dell’istituto, c’era collaborazione e nessuno venne mai discriminato. Sfruttai il fatto di essere ripetente a mio favore. Non per comandare, ma per andare d’accordo con tutti.
Fu il mio ultimo anno delle superiori, ma la storia è ancora lunga. Il bullismo non è solo a scuola, ma nel mondo del lavoro, nella vita vera e nel web.
Concludo con una frase che, per quanto banale può essere, veicola un grandissimo significato:
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

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