DIARIO | Il panico è il mio Demogorgone (19 nov 2017)

diario alice demogorgone

Sto facendo uno strano sogno.

Stiamo attraversando dei corridoi, sembrano quasi delle fogne, ad un certo punto appare questa specie di gabbiano/fenicottero/cicogna enorme che si sta auto-divorando, producendo il rumore di una motosega. Aiuto.

Cerco informazioni perlustrando la zona e guarda caso incappo in un medico (cosa ci facesse lì solo i remoti scomparti del mio cervello lo sanno) che ovviamente mi dice di star tranquilla e che no, non inizierà a seguirmi e a volermi uccidere.
Io persisto. Ovviamente non mi fido e anche mia sorella è oltemodo preoccupata. Iniziamo velocemente a radunare la nostra famiglia per fuggire da quel luogo. Nella frenesia sento dei formicolii nel petto.

Boom.

Occhi spalancati. Sto sudando sotto il piumone e sì, il formicolio era reale (forse) e sì, sono le 6 di mattina e mi sono trovata seduta sul letto pensando allo strano sogno ma soprattutto inizio a percepire davvero quel fastidioso sintomo.

Ok, sei sudata e hai fatto un mezzo incubo, calma.
Ma calma cosa? Io mi sento bruciare dentro!

Il passaggio formicolio-bruciore avviene a tempo zero e ovviamente mi passa a trovare anche la sensazione di oppressione (quanto tempo! Quasi mi mancavi).
Fatto sta che ormai non c’è più trippa per gatti o croccantini per il mio cane che poverino mi è saltato addosso in cerca di grattini. «Pepe, fai il bravo. La tua padrona è impegnata con il suo demogorgone interno al momento, la preghiamo di attendere».
Che cosa faccio? Iniziano le deduzioni alla Sherlock Holmes: sto avendo chiaramente una disfunzione di qualcosa, il bruciore è maggiormente avvertito nella parte destra del torace, il che dovrebbe farmi star più tranquill.. Ma no! È possibile che sto avendo un aneurisma dell’aorta, o che i miei polmoni abbiano qualcosa!

A: «Cuore, tutto bene? Scusa eh ero impegnata e non ti ho consultato»

C: «Io? Che c’entro io adesso? Mi devo preoccupare? Ok ok, cosa si fa in questi casi? Ah ecco! Tachicardia! Arriva!»

A: «Non capisci un c***o come al solito… »

Giunti a questo punto di non ritorno mi ritrovo in piedi nel corridoio e in un lampo sono in lacrime con mia mamma. Mi dice di star calma: «Sarà un po’ di reflusso, vai a letto».
Uno sguardo allo specchio per rendermi conto di avere ancora il trucco sbavato dalla sera prima, una figura con capelli scompigliati, dita alla carotide e quella faccia da manicomio che, dall’altra parte dello specchio, mi parla: «Stai avendo un attacco di panico, vuoi riemergere o vuoi restare così per sempre?».

Non voglio diventare pazza. Devo addomesticare il mostro.

Fuori dalla finestra una lieve nebbiolina, dalle gocce sul vetro si vedono le primissime luci dell’alba, penetra dagli stipiti il freddo del mattino, la campagna mattutina mi suscita calma.

“Non è giorno nè notte, il non umano diventa accessibile”
[Cit.]

Mi viene la pelle d’oca dal freddo, capisco che non sto più sudando.
Sono nel letto, qualche goccia di “tranquillante” e mi fermo a riflettere.

Come potrei chiamare il mio demogorgone?

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