DIARIO | Avere l’ansia di avere l’ansia (18 ott 2017)

ansia di avere l'ansia

Caro diario,

mi sono rotto il faggio. Sì, hai capito, ma voglio censurarmi.

Al mattino, quando apro gli occhi, già sono di fretta perché voglio prepararmi la colazione nel minor tempo possibile. È come se la mia fosse una corsa contro il tempo. Sì, mentre mi preparo la colazione mi viene l’ansia.

I gruppi di chat che necessariamente devo tenere attivi per lavoro trillano in continuazione. Più di 3 membri non sono un gruppo, sono un esercito. Quando in pochi minuti ricevo più di tre trilli mi viene l’ansia.

Le note vocali che in queste chat di lavoro mi arrivano sono quasi sempre più lunghe di 20 secondi. Quando le vedo so che devo necessariamente ascoltarle, e mi viene l’ansia.

Devi sapere, caro diario, che vivo la mia privacy come una cosa blindata. Se mi chiudo in bagno per qualsivoglia necessità e qualcuno mi parla dall’esterno mi viene l’ansia. Se invece sono impegnato in una chiamata e intorno a me c’è anche una sola persona mi viene l’ansia. Se questa persona presente, in più, ignora il fatto che io sia impegnato in una conversazione e mi parla come se niente fosse, mi viene l’ansia.

Se entro in un negozio e osservo uno scaffale, una vetrina o un banalissimo espositore e qualcun altro si approssima dove già sto guardando io, mi viene l’ansia.

Se entro in un bar a prendere un caffè, devi saperlo, preferisco sempre il bancone. Male che vada scelgo un tavolino in un angolo isolato, perché vado di fretta e non mi interessa interagire. Se qualcuno fa la sua consumazione troppo vicino a me, mi viene l’ansia.

Allo sportello dell’Ufficio Postale, se qualcuno è dietro di me, mi viene l’ansia.

Se sto lavorando al PC, guardando un film o leggendo, insomma quando sono concentrato su qualcosa e qualcuno mi viene vicino per chiedermi qualcosa ma non lo fa per paura di disturbarmi, ma resta lo stesso lì immobile nell’attesa, mi viene l’ansia.

Se mi fermano a un posto di blocco, anche se sono perfettamente in regola, prudente alla guida e incensurato, mi viene l’ansia. Ah, ovviamente quando mi metto alla guida mi viene l’ansia.

Se mi guardano mi viene l’ansia.

Se in un ascensore sale qualcun altro mi viene l’ansia.

Se prendo una aereo mi viene l’ansia.

Inutile aggiungere che se ho mal di testa, mal di pancia, mal di stomaco, mal di schiena, nausea, fitte intercostali, fitte improvvise in qualsivoglia punto della mia fetida carogna, prurito, sbalzi di pressione o anche semplicemente troppo sonno, mi viene un’ansia che si traduce nella consapevolezza di star per morire.

Se non ho alcun sintomo, invece, mi viene l’ansia.

Caro diario, ho l’ansia di avere l’ansia. Non c’è alcun momento della giornata in cui il mio pensiero non si proietti in situazioni nelle quali so che proverei ansia. Dal risveglio al sonno, il mio cervello è percorso da continue autostrade di paura. L’ansia mi perseguita come le fake-news perseguitano Laura Boldrini. Lavoro per contrastare le fake-news, e mi mettono ansia.

Denuncerei l’ansia per stalking, se fosse una persona. Ma il pensiero di dovermi avventurare in meccanismi legali, burocratici, giuridici, penali e quant’altro mi mette…

No, basta.

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