IPOSTORIE | A volte nemmeno io mi vorrei vicino

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Chiedo scusa per la mia ipocondria a tutte le persone che mi stanno accanto.

Mi arrabbio con loro, penso che non siano in grado di capire, le etichetto come insensibili. In realtà la prima insensibile sono io, che voglio convincere tutti di avere ragione, che non ascolto, che pretendo non so cosa. Cosa dovrebbero dirmi? Che ho ragione e che sto per morire, o che non ho nulla come al 90% dei casi, effettivamente? Forse vorrei soltanto essere capita. Non è facile, però, capire un malato immaginario che ogni giorno si sente male per qualcosa che non ha, che si dispera e che rende la sua vita un inferno. Divento negativa e non mi vorrei neanche io vicino. Da questa descrizione sembra che io sia una pessima compagnia, che sia una depressa e introversa persona che si porta dietro temporali.

Non sono io, io amo la vita.

Sono una persona allegra: amo stare con la gente, amo parlare, rido 24 ore su 24. Eppure quando fa capolino il mostro dell’ipocondria perdo tutto e ho paura. Forse so perché sono ipocondriaca, forse perché amo troppo la mia vita e ho paura di perderla, e non capisco che così me la rovino. Ho scelto forse un modo sbagliato di amarmi, ma vi giuro che mi amo immensamente. Non scelgo di stare male: io sto male. A volte mi sento in colpa perché penso a tutte le persone che realmente soffrono e vivono la malattia, mentre io invece non ho niente. In realtà non è vero. Anche io ho una malattia, perché l’ipocondria è una malattia. Io voglio essere felice, voglio vivere senza la paura che domani soffrirò, voglio vivere per realizzare i miei sogni, per laurearmi, per recitare, per cucinare tanti dolci per le mie amiche. Voglio diventare mamma, un giorno, e voglio farlo con positività. Voglio sentirmi bene e voglio che nessuno accanto a me ritenga che io sia pesante.

Ma come si fa?

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