DIARIO | Non riesco a dormire (27 sett 2017)

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Giorno 1.

Caro diario, stamattina – come sempre – ho molti problemi ad alzarmi. Il fiato corto mi lega al letto, e il solo pensiero di uscire nel mondo esterno mi provoca nervosismo e ansia. Incontrare batteri, malattie e persone non è ciò che amo fare di più nella vita, diciamo.
Sono riuscito nell’impresa grazie all’immagine della colazione che mi sono fissato nella testa. Nonostante non avessi fame.

Vado in cucina e inizia a girare la testa.

Forse per non aver dato tempo alla mia mente di svegliarsi completamente, o forse no. Forse peggio. Ma sono le 9.00, non ho la forza nemmeno di farmi delle paranoie. Ho tutto il giorno a disposizione per farmele.
Fisso il frigo, non riesco a decidere.
Il latte mi fa male allo stomaco e ho paura che il caffè mi renda troppo nervoso, ho paura che il pane si incastri in gola, dato che è di ieri.
Non mi decido e non faccio colazione.
Mi dovrei preparare. Dovrei.
Anche perché non ho un lavoro, sono disoccupato da due settimane e ancora non riesco ad abituarmi.
Quindi ho tutto il tempo a disposizione. Ma è un tempo contato.
Convivo con dei disturbi ossessivo compulsivi e ho delle tabelle per ogni attività. Non posso sforare, non posso tardare, non posso sbagliare. Sono 20 anni che va avanti così e più che una malattia è un’abitudine che piano piano mi sta logorando.
Inizio a pulire casa.
Odio lo sporco. Odio il disordine e il caos.
Devo assolutamente sistemare, il mio cervello mi sta obbligando a mettere in ordine. E io eseguo, come uno schiavo. Schiavo della vita. Delle mie manie.
Finite le pulizie arriva il momento più “bello” della giornata.

Cucinare.

Lo adoro. Adoro mettermi ai fornelli e trasformare in arte dei semplici ingredienti.
Ho sempre amato mangiare, sarà per questo che ho scelto la cucina pure come professione.
Sì, sono cuoco. Ma ho sempre fatto di tutto.
Mi metto all’opera.
Pulizia totale della cucina, sterilizzazione delle mani e dei recipienti.
Germofobia a livelli spaziali.
Ho studiato anche alimentazione, quindi sono preparato sulle dosi e sui nutrienti. Un pensiero in meno, per fortuna.
Mentre tutto cuoce, la musica accompagna i miei riti compulsivi.
Mettere in ordine la tavola, tutto in fila. Una soddisfazione geometrica.
Finito il pasto mi dedico nuovamente alle pulizie della cucina.
Dopo la fine delle mansioni casalinghe mi ritrovo in un limbo.
Uscire? Stare in casa? Che fare?
Non mi decido mai, ammetto che uscire non mi dispiace, ma stare in determinati posti mi porta attacchi di panico e svenimenti.
Discoteche e locali sono proibiti: claustrofobia a tutto spiano.
Prediligo stare in macchina, a guardare il mare, oppure su una panchina con gli amici a chiacchierare. La semplicità mi ripaga.
Ma stasera no.
A letto.
Magari sto su Netflix per un po’, e alterno qualche serie TV a Facebook.
E così faccio.
Fino all’arrivo del sonno.
Da lì inizia l’incubo. Non riesco a dormire. Quasi mai.
Mi ritrovo alle 03.00 di notte a fissare il soffitto in preda all’ansia, a sudare freddo. Non so perché, ma durante la notte tutto è più amplificato. Tutte le paure vengono a galla, tutti i pensieri.
Mi ritrovo a piangere, spesso in silenzio perché mi vergogno di me stesso. Di come sto vivendo la vita. Di come sto morendo dentro la fossa dell’ipocondria.
Sento che non sto vivendo come volevo.
Vivo e vado avanti per inerzia, senza mai affrontare le paure, ma facendomi sopraffare e facendole vincere.
Ma ormai è tardi e gli occhi si sono chiusi.
Un altro giorno da ipocondriaco è finito.
Speriamo bene per quello dopo.

Se ci arrivo.

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