IPOSTORIE | Andrologia maledetta

andrologia maledetta

Da maschio ipocondriaco e giovane quale sono, qualche anno fa ho iniziato – di mia iniziativa, perché fosse per alcuni medici di base non inizieresti manco morto – a fare delle visite andrologiche annuali, per prevenire eventuali problematiche della zona in cui “non batte il sole”.

Le prime due visite non rilevarono nulla, quindi potevo scartare tranquillamente l’ipotesi di morte o malattie invalidanti per quanto riguarda quell’apparato.

L’anno scorso, sorpresona: diagnosi di varicocele bilaterale. L’andrologo mi fa entrare in un enorme giro di schiaffi, tra analisi, ecografie, ecocolordoppler, spermiogrammi, spermioculture, visite alla prostata etc. I primi risultati non furono negativi, per precauzione lo specialista mi fece iniziare una terapia di “mantenimento”, per poi ripetere tutti gli esami. Un mese dopo, con un’ansia che mi mangiava anche i capelli, ripetemmo gli esami e il risultato. anziché essere migliore, fu di gran lunga peggiore. L’andrologo non fu molto ottimista; iniziò a parlarmi di intervento per rimuovere il varicocele, di basse possibilità di poter avere figli con concepimento naturale, di eventuali accertamenti genetici per vedere se c’era qualcosa non andava e tanto altro.
Sono stato assalito dalla disperazione e dal terrore e soprattutto dall’idea di dovermi operare, per quanto ormai quel tipo di intervento sia una cosa di routine e banale.  Ovviamente, come tutti gli ipocondriaci, iniziai a leggere su internet. Ormai mi ero convinto di essere prossimo alla sterilità, che non ci fosse nulla da fare, che nemmeno un miracolo mi avrebbe salvato e che anche se fossi finito sotto i ferri qualcosa sarebbe andato comunque storto.  Iniziai ad informarmi riguardo tutte le possibili complicazioni, chiesi informazioni in ospedale per l’intervento e mi risposero che le liste di attesa erano di 6 mesi se tutto andava bene.
Ovviamente immaginerete le nottate in bianco, i pianti, le bestemmie e l’embolo che mi partiva al solo pensiero che avrei dovuto aspettare chissà quanto per sapere se i miei “gioielli di famiglia” avrebbero avuto possibilità di funzionare o meno. Da buon ipocondriaco pensai anche di sentire il parere del medico di base, che con molta tranquillità mi disse: «E va be’, chi può dirlo… magari potrai concepire lo stesso, magari no, chissà». A quel punto, in preda ad una sfiducia cosmica nei confronti dei medici, decisi di cambiare andrologo, per sentire un altro parere e per essere certo di ricevere la giusta sentenza di “morte”.

Mi sono affidato ad un andrologo giovane (e molti ipocondriaci magari pensano che il medico giovane valga quanto il due di picche magari). Guardò gli esami e mi disse: «Guardi, qualcosa di non brillante c’è, ma si ricordi che basta solo un seme per fecondare». Mi prescrisse una terapia, dicendo di stare tranquillo e di rivalutare il tutto dopo tre mesi di terapia. Tornai a casa indispettito da tutta quella tranquillità, pensando “eh certo, parla facile lui, i problemi li ho io e non si risolveranno mai”. Iniziai la cura (spendendo veramente somme assurde, perchè il SSN non mi passava mezzo farmaco) e i tre mesi passarono, sempre in preda ad ipocondrie acute. Rifacemmo gli esami e boom, ancora peggio dei precedenti.
Potete immaginare le quintalate di mail spedite a questo povero medico, subissandolo di domande e dubbi. La cosa durò fino alla visita.
Mi presentai allo studio, guardò gli esami e sempre con una calma serafica mi disse: «E beh? Sì, è un po’ peggio dell’altra volta, però potrebbe dipendere da tante cose, anche dallo stress». Commise quindi il grande errore di ridurre tutto allo stress, una cosa che odio immensamente.  Quasi incazzato feci le mie rimostranze, dicendogli che non era possibile, che ci doveva essere qualche motivo e che a questo punto tanto valeva operarmi. Mi zittì dicendomi che per lui non era così, che era meglio andarci piano prima di parlare di intervento e che mi sarebbe convenuto tentare con calma un eventuale concepimento.  Allora gli feci presente che magari se avessimo aspettato ancora sarei peggiorato ulteriormente, ma lui niente, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse “Vai tranquillo!”.
Andai via davvero arrabbiato, pensando a quel “vai tranquillo” che sapeva tanto di “stai sereno”, come Renzi disse a Letta. Tornai a casa veramente dubbioso, con la fobia di malattie genetiche e falcidianti , pensando a come avremmo fatto a fare l’eterologa o a quanto tempo ci avremmo messo per adottare un bambino. Un’ansia e delle ipocondrie assurde.

Un sabato sera, dopo aver lavorato ed aver fatto la mia capatina al Pronto Soccorso per altri motivi (validi, non immaginari) torno a casa alle 22 passate. La mia fidanzata (con la quale convivo) mi aspetta in lacrime e con un test di gravidanza positivo in mano.
Non ho avuto la forza di proferire parola…
Sono stato mentalmente assente per tutta la sera, poi di notte ho pensato che magari il test aveva sbagliato, che tanto non era possibile. Sono rimasto incredulo ed in preda all’ansia fino alla visita ginecologica. Due giorni di insonnia, mal di stomaco, mal di testa (ovviamente ho pensato alla meningite subito, sennò che ipocondriaco sarei) e poi la conferma: un prode soldatino aveva fatto il proprio dovere nonostante mille difficoltà. 
Ma a prescindere da tutto, con tutto questo pistolotto vorrei dire:


1- Maschietti, dall’andrologo andateci… che siate ipocondriaci o meno. Un controllino ogni tanto è prezioso;
2- Non fermatevi al primo medico ed ogni tanto date credito a qualcuno, pur pensando di essere irrecuperabili e malati terminali;
3- Certe volte è davvero lo stress (sembra incredibile ma è così);
4- Siate anche fiduciosi, perché molte difficoltà, con pazienza e sacrificio, non sono insuperabili.

PS: Prima che qualcuno giustamente faccia ironie: confermo che la bambina è mia, non sono stato “fregato” da tradimenti. Ci tengo a precisarlo, perché un ipocondriaco forse arriverebbe a pensare anche ad una cosa del genere!
Da una testimonianza anonima

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