INTERVISTE | Il medico di base e gli ipocondriaci

intervista medico di base

Qualche mese fa abbiamo intervistato un’infermiera, facendoci raccontare il punto di vista di coloro che stanno dalla parte opposta della barricata. Stavolta ci siamo spinti oltre: abbiamo voluto sentire il parere di un ex medico di base. Guanti sterili, Xanax a volontà e via con l’intervista. Cosa pensa di noi un medico di base.

Racconti brevemente di cosa si occupa.

Sono (o meglio, ero, sono in pensione da un po’ ormai) un medico di base, specializzato in malattie dell’apparato respiratorio.

Andiamo subito al sodo: ha mai avuto pazienti ipocondriaci? Se sì che tipo di approccio aveva con loro?

Certamente, ne ho avuti e non erano pochi, anche se devo ammettere che quando iniziai a lavorare apparentemente erano meno. Non saprei se qualche decennio fa la vita fosse più sana e più tranquilla o se si nascondessero bene, ma sembravano meno. Internet non aveva ancora preso piede, questo aiutava a non pensare alle patologie più strane per ogni minimo sintomo. L’approccio con un paziente ipocondriaco per me era variabile, era necessario che conoscessi bene chi avevo di fronte per poterlo “prendere” al meglio. Non siamo tutti uguali e ovviamente non lo sono nemmeno gli ipocondriaci. Ci sono ipocondriaci e ipocondriaci.

Riguardo questa “diversità”, dovesse dividere gli ipocondriaci in due classi secondo la sua esperienza, come li dividerebbe?

In due grandi gruppi. L’ipocondriaco che vuole sapere e quello che non vuole sapere.
I primi sono coloro che ad ogni minimo sintomo, presi dalla paura, farebbero accertamenti diagnostici, prelievi e qualunque analisi possibile.

I secondi sono quelli che pur avendo paura di un sintomo quasi non vorrebbero sapere, per timore di ricevere diagnosi nefaste e che magari preferiscono farsi rassicurare da conoscenti ed amici anziché parlare col medico.

Di questi due tipi quale è il peggiore secondo lei?

Non saprei, parlare di migliore o peggiore forse non sarebbe giusto. Diciamo che sono due eccessi e che nessuno dei due si comporta come dovrebbe. Non parlare di un problema col medico contribuisce ad ingigantire paure (spesso inutili) o ad abusare di farmaci e rimedi non appropriati, mentre parlarne col medico per poi non fidarsi porta a eseguire accertamenti non pertinenti, ad alimentare la paura e a far venir meno quel rapporto di fiducia che dovrebbe esserci tra medico e paziente.

A questo proposito, secondo lei come mai molti ipocondriaci non si fidano del proprio medico di base mentre per altri il medico di base è quasi un idolo?

È una domanda annosa, non mi sono mai dato una risposta valida nemmeno io sinceramente. Credo dipenda dal carattere del paziente e del medico ed anche dal rapporto umano tra i due. Per questo dico che bisogna conoscere chi si ha di fronte. Questo vale soprattutto per un medico di famiglia. Se un paziente è particolarmente ansioso ed ha bisogno di rassicurazioni secondo me meglio parlarci e visitarlo cinque minuti in più che cinque minuti in meno.
Questo non vuol dire assecondare però il desiderio del paziente quando si tratta di eseguire accertamenti se non si reputano necessari. Non vuol dire neanche lanciarsi in diagnosi rassicuranti al 100% se per averne certezza qualche esame va fatto. Bisogna rifletterne e parlarne insieme, rassicurando quando si può e spiegando quando e perché vanno fatti accertamenti, con sincerità e senza eccessivo allarmismo.

È vero che molti ipocondriaci preferiscono andare direttamente dallo specialista privatamente lamentandosi del proprio medico? Se sì, perché?

Sì, in qualche caso è così, specialmente al giorno d’oggi. Solo che spesso finiscono per non fidarsi nemmeno di un solo specialista e ne consultano due o tre. L’impressione che ho a volte è che se non si sentono dire ciò che vogliono non vada bene.

Di lamentele sui medici di base (ma anche sugli specialisti) ne ho sentite e se ne sentono tante. Da chi dice di non essere stato visitato, alla celebre frase citata anche da voi in una vignetta (“tranquillo, è solo ansia” ), a chi dice che quel medico serve solo per le ricette, fino a chi si lamenta perché non gli è stato prescritto un esame seduta stante. Francamente non so, magari a volte si ha motivo di lamentarsi, nemmeno noi medici siamo perfetti.
Spesso però c’è anche un po’ di “ignoranza” riguardo ruoli e compiti del medico di famiglia. Questo porta, in alcuni casi, a fidarsi meno o a scambiare il tutto per incompetenza o mancanza di voglia. Credo che nella stragrande maggioranza dei casi non si tratti di negligenza, anzi! Fare una diagnosi corretta è un vantaggio anche per il medico, mentre sbagliare può portare a conseguenze spiacevoli per tutti.

Io credo che il medico di base sia una figura da valorizzare e da far conoscere maggiormente al paziente, che sia ipocondriaco o meno.

Da parte nostra, invece, credo che dovremmo essere sempre più chiari sul perché a volte non riteniamo opportuno inviare subito il caso allo specialistica o perché non è necessaria un accertamento diagnostico. Magari il paziente, soprattutto se ipocondriaco, non si accontenta comunque della spiegazione, ma almeno viene messo a conoscenza dei compiti del medico di base, delle proprie competenze, volendo anche dei propri “limiti” e dei paletti cui deve sottostare. Nessun medico può fare o prescrivere ciò che vuole in un qualunque momento o con qualunque sintomo.

C’è un caso di ipocondria che ricorda più di altri?

Faccio un po’ fatica, ne ho visti tanti. Ricordo sempre un paziente che ho visto crescere e che dovevo tranquillizzare più volte, anche nell’arco della stessa settimana. Una volta ebbe un forte ma banalissimo raffreddore e soffiandosi il naso di continuo perse un po’ di sangue dalla narice per via dello sfregamento coi fazzoletti. Mi implorava di prescrivere una TAC o una RM. Era convinto di avere un tumore ai polmoni o ai bronchi, che erano pulitissimi.

L’ipocondria, secondo lei, deve (o può) essere curata?

Quando è eccessiva ed ostacola la vita di tutti i giorni si può pensare a quanto potrebbe essere utile un percorso psicologico. Vivere di eccessive ansie, paure e cattivi pensieri finisce davvero per limitare la vita quotidiana, nuoce alla sfera psicologica ed è un’insidia per la salute fisica. Quando la situazione è fuori controllo bisogna cercare di trovare una soluzione. In questo anche i medici devono essere bravi a suggerire.

La medicina su Internet, tra sintomi, diagnosi, definizioni: è utile o dannosa?

Per quanto mi riguarda è dannosa.

Banale a dirsi, ma niente può e deve sostituire la visita del medico. Se lei cercasse su internet le cause dell’emicrania, tra i tanti risultati, ve ne sono alcuni che farebbero preoccupare chiunque. La verità è che un sintomo può avere mille sfaccettature, mille origini, mille cause. Solo un medico può sapere come muoversi e come districarsi, non certo una macchina, un sito internet o un computer. Ovviamente non si deve generalizzare, vi sono anche siti o pagine di medicina utili, soprattutto ai medici stessi. Ma è necessario distinguere tra “siti di medicina” – quindi con contenuti scientifici – e “siti di diagnosi improvvisate”.

Un consiglio agli ipocondriaci?

Parlate il più possibile con i medici, che sia il vostro medico di fiducia o uno specialista. Parlate dei vostri dubbi e – perché no-anche delle vostre paure. Non abbiate paura di essere giudicati o di essere presi in giro. Meglio una risata col medico che un’inutile e dannosa paura. Lasciate perdere internet, mezzo potente e straordinario, ma non adatto alle diagnosi. Se di un medico proprio non riuscite a fidarvi ricordate che avete sempre possibilità di cambiarlo.

Se il problema siete voi e non il medico, accettate i consigli con serenità dandogli credito.

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