ipostorie vincita

«Qual è la prima cosa che faresti se vincessi un milione di euro?»

Questo mi chiese qualche tempo fa un’amica. Prima di rispondere, tuttavia, preferii prendermi due minuti per fare un giro in quelle lande infernali che sono i meandri della mia mente e, come spesso accade, rimasi intrappolata in un groviglio appiccicoso di pensieri dal quale faticai a svincolarmi.

Un viaggio, pensai. Anzi, “il” viaggio, quello in America, on the road, che sogno da una vita, a bordo di un pick up con il braccio fuori dal finestrino, per accogliere la tiepida brezza della Louisiana, ad esempio. E magari una broncopolmonite fulminante perché, si sa come vanno queste cose, ci sarebbero almeno trenta gradi a New Orleans e io, sudata fradicia, mi metterei ai quattro venti accogliendo allegramente la tiepida brezza e l’infaticabile pneumococco.

No, forse sarebbe meglio impiegare quel denaro in qualcosa di più concreto di un viaggio quasi sicuramente letale. Magari una casa, ecco.

Potrei acquistare una bella villa in campagna da ristrutturare: la curerei in ogni minimo dettaglio, sarebbe il frutto diretto e tangibile di una mia esclusiva idea, qualcosa di cui andare fiera. Però, la campagna. L’orticaria sarebbe dietro l’angolo. E gli insetti? Il cortisone per uso topico non può salvarmi per sempre. E poi c’era un episodio in cui il Dottor House stava quasi per perdere una paziente a causa di una zecca. Perché mai correre il rischio?

No, non potrebbe funzionare.

«Allora? Che ci faresti con questi soldi?» ripeté la mia amica, un po’ scocciata.

Mi girai di scatto, la guardai, mi riempii i polmoni d’aria e, tutto d’un fiato, finalmente risposi: «Emocromo con formula, glicemia, cretininemia, V.E.S., trigliceridi, colesterolo, urinocoltura, bilirubina, transaminasi, gamma GT, sideremia, eco addome, mappatura dei nei, elettromiografia e risonanza magnetica. Total body».