RIFLESSIONI | Il nostro secondo cervello

intestino

Big brain / little brain.

Questa favolosa accoppiata (letteralmente: cervello grande / cervello piccolo) condiziona la vita di ogni ansioso, e noi ipocondriaci ne sappiamo qualcosa. Se dentro la scatola cranica abbiamo il cervello, dobbiamo convincerci che questo comunica con l’intestino e insieme decidono sulle risposte alle nostre sensazioni. L’intestino, l’apparato digerente, il cervello piccolo. Quest’ultimo inizia a singhiozzare, anche inavvertitamente, durante i nostri stati ansiosi e ci provoca i comuni disturbi che tanto perseguitano le nostre paure: stipsi o diarrea.

Oltre che dalla mia esperienza, ho potuto avere conferma da un interessante articolo in cui un certo Prof. Stanghellini (Direttore del reparto di Medicina Interna presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna nonché Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Bologna) ci racconta che non riesce a vedere il mondo se non dall’apparato digerente. Col(p)iti e affondati. Ragazzi, non so voi ma spesso ci si sente schiavi delle proprie funzioni. Ci si preoccupa se in quel giorno, in occasione di quel dato impegno il nostro instestino farà da bravo o romperà le gonadi facendo i capricci. Questo è uno dei motivi della presenza dei fermenti lattici nel kit di sopravvivenza dell’ipocondriaco. Non si sa mai, ci ripetiamo spesso.

A confermare la tesi del piccolo cervello insistono diversi collegamenti della mia esistenza: da quando ho scoperto la mia ipocondria le attenzioni all’equilibrio e al tempo scandito per le normalissime funzioni intestinali si sono fatte febbrili, asfissianti. Spesso senza risultati, lo ammetto, perché ritengo che quel serpentone che abbiamo in pancia sia imprevedibile e, molto spesso, oltremodo stronzo. Lo stato di ansia perenne – anche quando impercettibile – viene trasmesso dal sistema nervoso centrale all’apparato digerente. Ecco, si sapeva ma averne conferma può essere un bene.

C’è un altro aspetto, forse il più duro da esporre.

Il virus gastrointestinale. 3-4 giorni di sofferenza acuta e inabilità a vivere. Chi l’ha contratto almeno una volta avrà sempre il terrore di contrarlo nuovamente, e così sarà sempre ad ogni comune scarica di dissenteria. Brutto da dire e da trattare, ma è così. Mente e apparato digerente sono i peggiori nemici dell’ipocondriaco. Ci giocano luridi scherzi e ci sorprendono sempre. Stress, ansia, depressione, frustrazione e ipocondria sollecitano laddove non dovrebbero sollecitare, e il nostro quotidiano si compromette ogni giorno.

Non è un caso, dunque, se etimo.it ci dice che l’ipocondria disordina le funzioni digestive.

Non è un caso, ancora, se buona parte del popolo ipocondriaco lamenta i sintomi della sindrome del colon irritabile. L’ho già detto, sì, ma ripeto ancora che rabbia repressa, stress emozionale e paura si proiettano sempre sull’organismo. Movimenti intestinali dopo i pasti, dolori addominali, forte presenza di gas e tante altre simpatiche canaglie sono la prova. Perché si chiama irritabile? Facciamo dei passi a ritroso e interpelliamo ancora la massima del Prof. Stanghellini: Il mondo si capisce solo dall’apparato digerente.

Bene, l’ipocondriaco è una persona irritabile da agenti esterni.

 

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