RIFLESSIONI | Quando innamorarsi significa tormento

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Spesso associamo al concetto di amore sentimenti positivi e immagini serene, dei colori che assomigliano alle sensazioni di leggerezza e pienezza, di aura luminosa e splendore generale. Ma non esiste un solo tipo di amore come non esistono solo sensazioni positive legate a questo. L’amore non corrisposto ribalta la tavolozza dei colori, infatti. Non un’aura positiva circonda chi nutre amore e forti sentimenti per qualcuno che non li corrisponde, ecco il problema. L’ansia, il tormento interiore, la malinconia che riempiono il petto, riempiono giornate apparentemente vuote di tutto il resto, riempiono – soprattutto – chi non è corrisposto di dubbi e paure. In una giornata molto più di cinquanta sfumature di grigio dentro, dal plumbeo di un cielo d’inverno al blu abissi passando per il marrone merda del non sentirsi amati. Non proprio dei colori allegri, non proprio la leggerezza che l’amore dovrebbe portare allo spirito. E il tempo si dilata mentre crescono le paure, se la persona di cui ci siamo invaghiti è lontana, è davvero troppo lontana da fare male, se è vicina fa altrettanto male perché la poca distanza non significa però prossimità di intenzioni nei nostri confronti.

Non si riesce a respirare, e deglutire lacrime graffia la gola e incrina la voce. Come fare quando tutto ci parla di lui/lei? Cosa fare quando quel peso tra stomaco e diaframma sembra essere stato fuso con il piombo al nostro dentro che è carne ma è anche anima? Quando mangiare è impossibile, quando la notte non passa mai e fa male ogni sogno (che sappiamo mai si realizzerà) e ogni incubo somiglia alla realtà e il nostro corpo non riesce a rispondere al dolore di non essere amati, voluti, desiderati se non facendosi del male, generando pensieri negativi e ansiosi, rifiutando il cibo, disprezzandosi quando ci si specchia e non splende alcuna luce negli occhi che vi vediamo riflessi. Ci nutriamo di paure, ricerchiamo difetti che non sapevamo di avere, la vertigine interiore non assomiglia a un volo ma a un precipitare inesorabile. Io trovo che in tali circostanze la solitudine sia sì nemica, ma anche diventi compagna che sola può comprendere i nostri silenzi frastornanti di domande, che si fa mano pronta a raccogliere in una coppa lacrime che non possono essere sprecate. Non si può soffrire invano, non si tratta di umore nero e depresso senza una ragione, è la vita, cazzo. Anche se a qualcuno potrebbe sembrare il capriccio di un adolescente, e non ha davvero età. La sofferenza di un cuore infranto e l’ansia ammorbante che questo causa nel profondo it’s not laughing matter. Siamo seri, si piange per davvero, si sta a fissare il cielo, il computer, le foto, il proprio volto in un vetro e ci si sente soli, persi, impauriti. Il lavoro, lo studio, le relazioni e le attività quotidiane sembrano sapere cosa ci logora l’animo e fottersene, non ci importa niente di dare il massimo se poi non possiamo condividerlo con nessuno.

Aiuto… amare.

Strappo del cuore senza nessuno che corra a mettervi dei punti di sutura. La musica può essere d’aiuto allora, può dirci parole che abbiamo bisogno di sentire, essere la mano sulla spalla che ci fa esplodere in un pianto liberatorio dall’ansia fortissima, dei brividi anche quando non fa freddo davvero, del corpo che trema per l’assenza anche solo di un pensiero. Io personalmente vado alla ricerca di suoni struggenti ma delicati di musica alternative-folk, niente bassi o distorsioni ma aliti di pianoforte o chitarre benevole, benché tristi, che mi facciano compagnia e che, una volta prosciugato il corpo di lacrime, mi abbiano liberato della roccia interiore. Di amore non corrisposto si sopravvive, si guarisce quando ci si guarda dentro e si accetta la perdita, come un lutto momentaneo magari, ma non così forte da abbatterci del tutto.

E forse sarà di nuovo l’amore – questa volta per noi stessi – a farci rinascere, respirare di nuovo e a ridarci un sonno sereno.

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