IPOSTORIE | La rabbia repressa

cuore rivelatore

Fu una telefonata molto concitata.

Le parole volavano acute e distorte dal pessimo umore, dai decibel, dalla foga. Nella mia stanza solo io, l’arredamento, una finestra che non filtrava di certo le indiscrezioni e quel vortice di ultrasuoni eruttato dal dissapore. Il viso rosso, gli occhi spalancati e lucidi, la mano che si chiudeva in un pugno e batteva violentemente sul tavolo.

Poi lui, il dolore. Il petto che veniva schiacciato da una fitta. Poi un’altra, e una terza, una quarta. L’anebbiamento della vista, le vertigini e la morsa sul braccio. Sinistro. Il mio tono si placò in un istante e chiusi la telefonata. Non mi restò che precipitarmi lungo le scale, seppur barcollando, e chiedere aiuto ai miei vecchi.

Ho un dolore al braccio sinistro. Mi fa male il petto. Molto male.

Il pallore e il fiato corto. “Ci risiamo”, disse uno dei due. Risposi con un gioco di occhiate. Il vecchio mi fece salire in macchina e corremmo verso la guardia medica. Vi entrai zoppicando, o ciondolando. Insomma, non erano passi controllati. Alla visione del camice e dello stetoscopio indossato come un grazioso ciondolo riconquistai il respiro, ma non cessarono i dolori.

Sto per avere un infarto. Ho tutti i sintomi dell’infarto. Sono allergico all’acido acetilsalicilico, non mi dia nessuna aspirina. Credo sia il caso di chiamare un’ambulanza.

L’angelo bianco mi visitò. Misurazione della pressione, controllo dei battiti. Controllo della temperatura corporea, dei polmoni, dei bronchi e della dilatazione delle pupille. Domande di routine: hai mangiato? Assumi stupefacenti? Hai bevuto alcol? Hai preso qualche farmaco? Di corpo vai regolare? Terminato l’interrogatorio si sedette di fronte a me, dall’altra parte della sua scrivania. Si tolse di dosso stetoscopio e occhiali e mi fissò negli occhi.

I battiti sono un po’ accelerati, ma regolari. Anche il respiro è accelerato, ma è regolare. Mi chiederai come faccia ad essere regolare un battito o un respiro quando corrono veloci. Non ci sono anomalie. Il tuo cuore è sano.

Continuavo a guardarlo attonito, con occhi che chiedevano di più.

Mi hai detto che il malessere è cominciato durante una telefonata burrascosa. Sei una persona tendenzialmente nervosa?

Risposi di sì.

Sfoghi i tuoi disagi o inghiottisci rospi? Ti trattieni sempre quando qualcosa non va, vero?

Risposi di sì.

Sei ipocondriaco?

Chinai il capo e annuii.

Mi disse di avere una figlia ipocondriaca. La solfa del paziente esagitato che chiede l’ambulanza era un classico esempio di individuo affetto da ipocondria. Gli chiesi se secondo lui un paziente spaventato fosse per forza ipocondriaco e dunque non bisognoso di cure. Mi rispose che conosceva bene il suo mestiere, di non preoccuparmi di questo. Gli credetti. Mi disse che i dolori che avevo sentito erano provocati da contrazioni muscolari prodotte da uno stato nervoso represso. Mai sfogato, se non rare volte. Lo stato di frustrazione per non aver detto quella parola, o non aver battuto il pugno sul tavolo al momento giusto. Sopportare, contenersi, reprimere. Il corpo risponde, e al momento dello sfogo si centrifuga tutto. Si perde il controllo. Mi disse di non reprimere sempre, di non contrarre troppo i muscoli. Mi disse che seguitando a soffocarmi la mia ipocondria avrebbe avuto la meglio, sempre.

Non è il cuore ad essere a pezzi. Sono i tuoi nervi.
E ancora ti dico: non è stata la telefonata a scatenare tutto. Tu reprimi da sempre.

Non c’era nessun infarto, dunque. Solo una reazione esasperata dei muscoli, che contraendosi avevano scatenato i dolori al braccio e al petto. Si alzò dal suo posto e venne a darmi una pacca sulla spalla. Stai meglio? Sì, cavolo. Stavo meglio, stavo bene. Non hai niente, puoi andare.

Feci ritorno a casa. Le riflessioni su quella curiosa chiacchierata, da allora, sono diventate un cilindro dal quale amo ripescare quelle frasi, quegli sguardi e quel tono di voce così duro ma anche così imponente. I miei nervi, già. Ciò che la mia ipocondria ama sollecitare e tradire. Viceversa, i nervi scuotono l’animo e l’ipocondria si bea. Fosse una pallina di grasso la strapperei via a mani nude. Il cuore sano, i nervi tesi. L’ansia.

Il cuore rivela che sto bene.
Nel corpo.

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