RIFLESSIONI | Google, il peggiore amico dell’ipocondria

google amico ipo

Potreste stupirvi, ma solo recentemente ho abbandonato per sempre l’idea di ricercare un qualsiasi sintomo sui motori di ricerca. È stata una lunga relazione burrascosa, quella tra me e Google.

Ricordate la vecchia linea a 56k?
Ecco.

Inizialmente usavo Virgilio, poi scoprii Google. La sua interfaccia più intuitiva e la maggiore velocità nell’ottenere i risultati di ricerca mi conquistarono e ci scambiammo le fedi nuziali in pompa magna. A 22 anni, l’ipocondria si palesò e il mio rapporto con Google virò verso un trasporto più morboso e mirato. Mi si aprì un mondo: sintomi raggruppati per patologie, patologie raggruppate per famiglie, famiglie intere disinnescate dal figlio ipocondriaco, il figlio ipocondriaco che malmenava la prostata al mondo per ogni dolorino accusato.

Entusiasta per l’idea di tagliare le lunghe code nell’ambulatorio del mio medico di base e rivolgermi a un compendio sconfinato a portata di click, cominciai a consultare ogni giorno il mio portale preferito per trovare la mia diagnosi personale. Il resto potete immaginarlo: è la storia di ogni ipocondriaco hi-tech. No, aspettate, l’hi-tech non è una scusa: prima di Internet c’erano le enciclopedie mediche. L’ipocondriaco old-age consultava i voluminosi tomi della collezione di famiglia, per trovare la sua diagnosi.

Ciò che cambia è la digitalizzazione del tutto.

Facciamola breve: tutto si amplifica. La ricerca del nostro sintomo si perde in labirinti fatti di collegamenti ipertestuali, topic e indirizzi e-mail. Il nostro dolorino si ingigantisce e diventa una patologia. L’idea che si tratti di pura teoria e non di una reale visita fatta da uno specialista ci sfugge. Un crescendo di Male. Il paradosso si scatena proprio quando mettiamo a confronto la parola di Google con quella del nostro medico. Se le risposte di quest’ultimo non corrispondono ai risultati della ricerca su Google, il nostro medico è un ciarlatano. Non è preparato, non ci capisce. Mente.

Egli ci dice di non affidarci alla navigazione impulsiva e noi, così, impariamo a diffidare da lui. Fa più testo lo specialista che ci risponde da un Forum che una persona in carne e ossa che ci osserva da vicino. Nessuno può contraddire Google. Ciò che non vogliamo accogliere nella nostra vacillante razionalità è che Google è solo una macchina. Google è una dispensa di informazioni, un sistema capillare, una risorsa astratta, arida. Le nostre ansie si scatenano all’80% dopo aver navigato per siti sulla medicina.

Questo no, non vogliamo capirlo.
Non ha senso, ma non fa niente.

(continua?)

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