IPOSTORIE | Elisa, l’ansia è il mio superpotere

direiellie

Afferrare il disturbo dell’ansia con mani dolci, ridisegnarlo e farlo proprio; incanalarne i tratti migliori e tracciarli per definire forme nuove, vigorose e dare loro un fine, un’utilità. Questo è quanto descrive il mondo di Elisa Sarubbi, DireiEllie per l’universo fatato del web.

Una vita percorsa a braccetto con empatia, sensibilità e creatività. Elisa ha fatto della sofferenza e del disagio una fonte di ispirazione e un motivo per sorridere, perché fanno parte del suo vissuto e per questo nessuno, meglio di essi, saprebbe descriverla. Niente avviene per caso, nessuno è ciò che sente di essere per puro caso. Ciò che può farci sentire diversi nel grado di attenzione che dedichiamo, nella passione per le cose che facciamo nostre e nella nostra valvola di percezione della realtà che distorciamo a modo nostro, è nostro. DireiEllie si palesa così: perennemente ansiosa, indiscutibilmente ipocondriaca, ma proprio per questo si riconosce nella sensibilità, nell’empatia e nella profondità di un dono.

“L’empatia è un dono che può far soffrire, è vero, ma resta un dono”.

Sin da piccola era in grado di percepire lo stato d’animo di chiunque solamente catturando lo sguardo, entrando in contatto con lo spirito e normalizzando le sensazioni. Sapeva riconoscere il desiderio di giocare di un cagnolino solamente osservando i suoi occhi, nell’assoluta certezza che l’animale non le fosse ostile né diffidente. Catturare piccoli dettagli, semplicemente. Appassionarsi a ciò che l’istinto suggeriva, senza preoccuparsi di un mondo che, al contrario, ignorava quel particolare che Elisa, invece, scopriva di amare. Sensibilità, empatia, ancora e ancora.

Cattura

Lo stomaco sottosopra, la somatizzazione, il continuo stato di allerta; insomma, le simpatiche canaglie che sguinzagliano l’ipocondria e contraggono i muscoli, compromettono l’equilibrio nervoso e non ci fanno dormire. DireiEllie ha scelto se stessa e ha discostato i rovi, preferendo il giorno come conseguenza della notte. Ce lo racconta in questo articolo, dove il titolo non lascia spazio a equivoci: Sensibilità, empatia e disturbo d’ansia. Il disorder è domato, diventa una terapia senza effetti collaterali. Il suo beneficio è l’arte, la creatività che parlano di un mondo che appartiene a tutti noi ansiogeni ipocondriaci e che viene spiegato a quanti non riescono a leggere oltre le righe del nostro disturbo.

Sono bastati alcuni messaggi sulla posta privata del Diario di un ipocondriaco per entrare nella sua empatia e capire che meglio di così, l’ansia e l’ipocondria, non troverebbero definizione. Un link al suo blog personale, un link al suo video Draw my anxiety disorder e tutto è stato chiaro: inchiodare il disturbo e farlo parlare. Di più: dargli un’utilità. Lo si può fare con una lavagna, un pennarello e poche parole. DireiEllie divide il negativo dal positivo, perché i due possono entrare in contatto solo dai rispettivi confini. Di sicuro nel corso della realizzazione della sua arte Elisa ha il fiato corto, o magari è reduce da un attacco di panico della notte precedente, o magari ha somatizzato la realtà sul sistema nervoso e si sente agitata, stanca e debole. Decide dunque di raccontarcelo per non sentirsi sola, ma soprattutto per non farci sentire soli.

Nel video a seguire, Elisa illustra il suo disturbo d’ansia, che non è più un disagio. È un superpotere, è ciò che ci rende unici e speciali. Forse siamo una specie umana da proteggere o forse domineremo il mondo perché la nostra paura nasce da un’eccessiva attenzione verso la realtà. Talune volte interna, talaltre esterna.

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