RIFLESSIONI | Psicosomatizzazione, questa conosciuta

psicosomatizzazione

Da quando gestisco la pagina Facebook Diario di un ipocondriaco ho letto diverse storie. Tante.

Ho imparato che il nostro corpo psicosomatizza sempre di più in rapporto con la crescita. Prima, si sa, non eravamo così. Un dolore a un braccio, un mal di testa o un piccolo disturbo all’apparato digerente non erano un problema. Era come voltarsi dall’altra parte al suono della sveglia. Si riprendeva sonno e l’allarme cessava di esistere.

Oggi, quell’allarme, ci tormenta. Sviluppato sempre di più il lume della ragione, allenato nel tempo a calcolare, mediare e valutare, il nostro corpo risponde. Delusioni nella sfera sentimentale, tensioni tra le mura domestiche, stress e disagi collezionati nel pianeta lavorativo e loro derivati si armano di tenaglie, pinze, braci ardenti e chiodi e intaccano la nostra persona.
Da quel momento le nostre cefalee, i nostri dolori intercostali, i nostri disturbi intestinali, i nostri capogiri e tutti comuni mali che intaccano l’essere umano diventano un problema di natura ignota, e se non accompagnati da un buon autocontrollo e dalla capacità di gestirne cause e trattamento si trasformano in ansia accumulata ad ansia. Ora il nostro corpo comunica con noi ma vi è un’interferenza: l’ipocondria. È come un germe, uno strano batterio che si insinua nei nostri equilibri con un solo grido, un solo allarme: stai male.

La vita cambia: l’ipocondriaco vive di dipendenze e mancanze. C’è chi non rinuncia al proprio kit di farmaci da portare sempre appresso, c’è chi quasi ogni settimana consulta il proprio medico di base.
C’è chi quando si mette sotto le coperte si sente morire per un improvviso senso di costrizione al petto, un braccio dolorante e una testa che pulsa.

Ho letto diverse storie e in molti casi ho sentito parlare di traumi. Da bambini vediamo tante cose che non capiamo o che sembriamo ignorare. Troppa innocenza per poter capire, meglio così. Diventiamo adulti, però, ed ecco il conto. Tanto vivi sono i ricordi che non sempre vivono del nostro controllo. In certi momenti il nostro corpo impazzisce e il respiro si fa corto, anomalo e con esso i battiti. Le vampate di calore, il senso di vuoto che riempie e svuota la testa. L’attacco di panico. La sensazione di morire.

Si diventa fragili e irascibili, perché di fronte alle nostre richieste d’aiuto spesso troviamo risate di scherno, incomprensioni e leggerezze. Nella nostra mente cresce sempre di più la sensazione di stare male, la convinzione di essere prossimi alla morte o di aver contratto un brutto male. A quest’opera di demolizione si unisce la crescente ansia di un corpo che oramai è fuori controllo.
Un medico, il nostro talismano è un medico.
Scopriremo di essere stressati. C’è chi perde il lavoro e chi non lo trova, ancora chi si stressa troppo al lavoro. C’è chi vive una situazione personale burrascosa, chi non riesce a saldare un debito finanziario o morale. C’è chi perde un pezzo di sé per un lutto.
Aspettate: potreste cambiare i tempi verbali dell’ultimo capoverso da presente a passato prossimo. Non farebbe differenza. Nel nostro mondo esiste e insiste una situazione di disagio e tutto viene psicosomatizzato.

Quando ciò non viene del tutto compreso allora interviene l’ipocondria. Non ci farà sentire ragioni, perché per noi c’è un male che percorre il nostro corpo come un piccione che sorvola piazza San Marco.

Disinvolto.

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