RIFLESSIONI | Ipocondria e autostima

ipocondria autostima

L’insicurezza genera mostri, ma sono creature che vivono solamente dall’altra parte dello specchio. Ci si riflette senza riflettere, ci si guarda senza osservare. Lì, di fronte a noi, c’è un qualcosa che è fatta di imprecisioni, imperfezioni e grosse falle. Si arriva a notare difetti anche nei gesti e negli sguardi.

Lì, dall’altra parte dello specchio, c’è un bipede ridotto a un relitto.

Nel corso della crescita, gli ipocondriaci sviluppano sempre di più il loro albero di insicurezze gestendo in maniera maldestra la propria consapevolezza. Essa si distorce, si offusca e si lascia rosicchiare dalle ansie quotidiane. La convinzione di sopravvivere anziché vivere, la costante ossessione dei danni alla salute disposti come cecchini in ogni istante dell’esistenza, pronti a colpire, bombarda senza filtri la nostra mente. Ci si convince di essere pieni di problemi, fino a sentirsi un problema a sé stante, su due gambe.

Nel tempo, l’ossessione mastica poco a poco l’equilibrio.

Ci si vede brutti o inadatti, o entrambe le cose. Talvolta si sconfina nell’odio misantropo, altre volte nel semplice disgusto autoinflitto. Di nuovo, le due cose possono anche vivere in combinazione. Qualsiasi messa alla prova della nostra capacità diventa un incubo, qualsiasi rapporto con il prossimo si fa faticoso, inconcludente, e talvolta lo si vive come una minaccia, un fattore a rischio. Chiunque diventa migliore di noi e, nel caso delle coppie, tutti gli ex amori del nostro partner sono più belli, più meritevoli. La gelosia diventa un complesso di inferiorità e viceversa.

Tutto ciò accade perché la nostra ipocondria intacca l’autostima e non ha pietà. Può sembrare assurdo o insensato, ma ho potuto riscontrare questo forte legame in molti dialoghi conferiti tra amici e conoscenti ipocondriaci, o anche solo tra utenti che fedelmente seguono la mia pagina o scrivono nella mia posta. Una volta toccato il tasto dell’autostima il discorso convergeva sempre, quasi con accanimento per sfogare tutta l’insicurezza. È stato curioso notare in quanti riusciamo a dire che la nostra autostima è sottoterra, quasi inesistente. Non solo lo specchio, ma anche il mondo esterno è nostro nemico. Ci schiaccia, ci annienta con la sua apparente perfezione o con la sua vistosa e lenta decomposizione. Convincersi di contrarre ogni giorno qualche male distoglie l’equilibrio e discosta il senno, rendendoci vulnerabili.

Ci si sente incompresi. Si avverte la sensazione di non essere capiti in quanto brutti o inadatti. Agli occhi di amici e compagni di vita siamo belli e perfetti, ma sentiamo che ci sarà sempre qualcosa di sbagliato in noi, su cui il prossimo sorvola sempre. Mentendo, agli occhi nostri. Negli altri notiamo sguardi di disprezzo che non esistono. Dal tavolo di fianco sentiamo risate che inopinatamente sono rivolte a noi. Una persona ci guarda e indubbiamente lo fa con disgusto.

La nostra ansia è ormai radicata, il suo frutto è l’ipocondria. E viceversa.
Il prezzo è l’autostima, il peso di stare al mondo.

Calma. Per fugare ogni equivoco: non tutti gli ipocondriaci la vivono così. C’è chi, però, oltre a dire: “sto male ma nessuno mi crede” dice “sono un disastro, sono brutto/a e inadatto/a, sono un peso… ma nessuno mi crede”.

E credetemi, le due cose spesso vanno a braccetto.
Contagiandosi.

Tagged , , , , , , , , , , , ,

One thought on “RIFLESSIONI | Ipocondria e autostima

  1. Questo articolo rispecchia appieno l’ipocondria. Da piccola ero terrorizzata all’idea di morire, ma adesso ho il terrore di amalarmi. Facendo così son rimasta vittima della sindrome del colon irritabile e dall’ansia. Non ti capisce veramente nessuno, e mi rendo conto che quest’anno ho rimandato chiacchiere e uscite solo perché aspettavo di stare bene. Non sono tipa che corre all’ospedale e fa analisi per tutto, ma mi rendo conto che potrei diventarlo e mi terrorizza. Odio la parola psicosomatico, ma ho avuto un 2016 psicosomatico.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *