IPOWIKI | Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC)

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Cominciò nell’infanzia, e per lunghi anni ne ho portato i segni. No, vi dico la verità: anche se in forma più leggera, al giorno d’oggi ho ancora i miei piccoli rituali.

Da bambino ero molto religioso per induzione, perciò prima di addormentarmi mi facevo il segno della croce. Una volta, due volte, finché non usciva nella sequenza e nei tempi che la mia testa aveva impostato come default. Le cose andarono fuori controllo, perché iniziai ad impiegare anche dei buoni quarti d’ora dietro questi rituali. All’estenuante ricerca della simbologia religiosa perfetta si univa il girarmi nel letto sempre sul lato destro, e se nel farlo il mio sguardo non incontrava quel determinato punto della stanza una volta conquistata la posizione, ripetevo l’azione tornando supino e rigirandomi. Anche in quel caso le cose degenerarono: il numero delle volte in cui ripetevo l’azione non si contavano più. Con la crescita, fortunatamente, queste cose passarono.

Ma fecero ritorno nell’adolescenza.

Poco prima di dormire, mi chiudevo alle spalle la porta della stanza. Una volta, due volte. Le mie dita, secondo i miei standard, dovevano lasciare la maniglia senza più incontrarla nel momento in cui ritiravo la mano. Se questo succedeva, dovevo ripetere il gesto. Poi arrivava il momento di spegnere la luce dall’interruttore che avevo di fianco alla testata del letto. Pigiando, dovevo sentire un determinato “click”. Quando questo rumore cambiava – sempre secondo i miei standard – allora dovevo ripetere. Restavo con l’abatjour accesa e mi accingevo alla lettura pre-sonno. Nel mio comodino, l’ordine delle cose doveva essere questo: da sinistra a destra l’abatjour, il cellulare, il pacchetto di sigarette con l’accendino posizionato sopra e al centro, il pacchetto di fazzolettini di carta e lo spazio per il libro che in quel momento stavo leggendo. Al calar della palpebra, seppur assonnato, poggiavo delicatamente il libro nel posto prefissato, dopodiché allungavo una mano lentamente per spegnere l’abatjour. Se nel farlo urtavo qualche oggetto, spostandolo, dovevo sistemare e ripetere, fino alla perfezione.

Oggi, ho la premura di posizionare la maniglia della finestra della mia stanza perfettamente in verticale, altrimenti…

Ecco, altrimenti?

Altrimenti un male mi coglierà e morirò tra atroci sofferenze. Altrimenti una persona a me cara potrebbe morire. Altrimenti la giornata di domani sarà un inferno. Ecco, in sostanza le mie motivazioni sono queste. Si vive di rituali che sono un’ossessione, senza i quali non si sente l’impulso ad essere positivi o perlomeno sereni. Andare a letto avendo tralasciato anche solo un frammento della routine è la fine. Non si prende sonno, non si è tranquilli, ci si sente la causa di catastrofi future. Pure quando si esce di casa di fretta. Dimenticare di completare i rituali ci fa tornare indietro anche col rischio di perdere un treno.

Nel tempo ho imparato a dare un nome a questo disturbo: sindrome ossessivo-compulsiva (o disturbo ossessivo- compulsivo). È un disordine, una nevrosi che può davvero degenerare. La storia ci insegna che i peggiori personaggi soffrivano tale disturbo.

Aspettate, non è mortale, alla fine la cura è semplice: non fate più le cose meccanicamente, non serve. Non vi saranno conseguenze, non sarete la causa di niente. Non è in gioco alcuna fatalità, lottate con voi stessi per convincervi di questo. Io mi sono un po’ liberato da questo fardello e vivo leggermente meglio anche se ripeto: porto ancora gli strascichi.

Se poi al disturbo ossessivo-compulsivo si unisce l’ipocondria succede di collegare saldamente le due cose, fino a renderle un’unica massa informe. Alla ripetizione dei rituali è legata la nostra sopravvivenza. La nostra mente si abitua a quella routine snervante, e la nostra salute è salva.

La nostra cara amica Wikipedia ci dice in merito:

Tale disturbo consiste in un disordine psichiatrico che si manifesta in una gran varietà di forme, ma è principalmente caratterizzato dall’anancasmo, una sintomatologia costituita da pensieri ossessivi associati a compulsioni (azioni particolari o rituali da eseguire) che tentano di neutralizzare l’ossessione.

E ancora:

Il DOC (disturbo ossessivo-compulsivo, ndr) ha comorbilità, cioè può convivere come disturbo nella psiche del paziente con diverse patologie quali: fobia sociale, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore, disturbi di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, sindrome di Asperger, sindrome di Tourette, altri disturbi d’ansia, altre fobie (misofobia, ipocondria, agorafobia, ecc.) e patologie psichiatriche.

C’è chi parla anche di predisposizione genetica, o di conseguenze gravi dovute a questo disturbo, o ancora di possibili cause gravi che stanno all’origine della sindrome. Lasciate perdere, bastano e avanzano le nostre ansie. Ne potete uscire.

Io, forse, ci sono quasi.

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