IPOWIKI | L’insonnia

insonnia

Noi ipocondriaci non ci facciamo mancare niente. L’ansia vien di notte, e di notte noi si muore sempre di più. Ecco, i pensieri e l’angoscia, la tachicardia, l’ipoventilazione e la Morte.

La Morte come sensazione, non mi si fraintenda.

Bene, è giunta l’ora di andare a dormire e già la domanda si palesa come un chiodo rovente nella nostra testa “riuscirò a dormire?”. Si spegne la luce e arriva il demone. Talmente questo disturbo rende impossibile un approccio sereno alla vita che il maestro del brivido Stephen King ci ha sparato un romanzo nel lontano 1994, Insomnia. Devo ancora leggerlo e dopo troppi anni di indugi ancora non so decidere. Che diavolo è l’insonnia? Non posso esprimermi in termini medici, non essendo medico. Posso solo dirvi che è una gran rottura di scatole. Quanti ne soffrono sanno che è terribile e spesso invalidante. Mi ripeto sempre che possono mancare le forze per un’influenza o per un acciacco di qualsivoglia tipo, ma quando manca il riposo le cose cambiano. Oh, se cambiano.

Le gambe indolenzite, gli occhi che si fanno iper-sensibili alla luce e il senso di spossatezza accompagnano il giorno che segue la notte insonne. Non parliamo, poi, dell’irrequietezza e dell’irascibilità. Il corpo non riposa e si ribella. Ne ho sofferto per un anno durante il periodo universitario e non me la passavo bene. L’insonnia è un mostro. Quando mettevo la testa sul cuscino gli occhi rimanevano sbarrati come due fanali. Li chiudevo e tentavo di pensare a cose belle, rilassanti. Niente, ‘sta fase REM non arrivava. Preoccupato per questo ritardo del sonno guardavo l’ora e iniziava la mia angoscia: era troppo tardi e poche ore mi separavano dal risveglio. Allora prendevo un libro e tentavo di conciliare il tutto con un po’ di lettura. Niente. Afferravo il cellulare e tentavo di “stancare la mente” con qualche gioco di bassa qualità. Niente. Andavo in cucina e mi preparavo una camomilla. Niente.

Un anno, ragazzi. Per un anno ho portato con me questo disturbo. Tentavo di recuperare nel pomeriggio con una pennichella post-pranzo di circa tre ore. Sì, crollavo, ma tre ore di sonno non erano un riposo. Gli impegni chiamavano e dovevo riprendere a studiare. Di notte ricominciava la tortura. Mi ero convinto che quella pennichella post-pranzo in realtà avesse danneggiato il mio equilibrio: dormi nel pomeriggio=arrivi già riposato alla sera e non dormi. No, non era così.

Il sito Angelini distingue vari tipi di insonnia:

Esistono vari tipi di insonnia?
Sì, si parla di insonnia iniziale quando è presente una difficoltà nell’addormentarsi, di insonnia centrale quando il sonno non è continuo ed il soggetto è disturbato da continui risvegli, di insonnia terminale quando il risveglio mattutino è precoce.
Viene classificata anche la durata dell’insonnia e quindi, a seconda della durata temporale del disturbo, è possibile distinguere:
– l’insonnia occasionale che dura generalmente pochi giorni ed è legata alla presenza di particolari fattori come stati di malattia, ansia, rumori, temperatura ambientale inadeguata, cambiamento di fuso orario ecc.;
– l’insonnia transitoria quando il soggetto lamenta il disturbo per un periodo che si prolunga fino alle tre settimane;
– l’insonnia cronica quando il disturbo persiste nel tempo.

Non cerco la soluzione su Internet, ovviamente. Posso solo supporre che la mia insonnia fosse cronica. Esiste anche quell’insonnia che arriva quando si ha un importante impegno il giorno dopo, impegno che porterà ad alzarsi di buon mattino. E se non riuscissi a dormire? Ecco, la domanda torna sempre. Devo riposare, domattina ho la sveglia alle 6. Un’ossessione che agita e non lascia scampo.

Ma tu, che ne hai sofferto per un anno, come hai fatto a rimediare?

Nessun farmaco, voglio già mettere le mani avanti. No, aspettate: non sono qui per sconsigliarvi i farmaci o per parlare di omeopatia e rimedi naturali. No, niente di tutto questo: voglio parlare della mia esperienza, semplicemente. Notavo che dopo diverse ore di lotta tra le lenzuola, il nervosismo arrivava a un punto talmente intenso da spingermi a picchiare pugni sul letto o sul muro. In quel modo mi accorgevo che tutta la tensione accumulata dall’insonnia si scaricava. Ebbene sì, mi addormentavo poco dopo. Si sa, più passano i tempi di attesa di Morfeo e più si diventa iracondi. Ecco, scaricavo i nervi e prendevo sonno. No, non vi sto dicendo che distruggere casa sia un rimedio contro l’insonnia.

Ricordate quella roba di “stancare la mente” giocando col cellulare? Idiozia. Giocando col telefono non facevo altro che tenere il mio cervello attivo e reattivo, anziché predisporlo al sonno. Giocare significa imporsi un obiettivo, gareggiare, avere a che fare con impulsi luminosi che stimolano anziché rilassare. Una lettura di un libro può aiutare. Con me non funzionava, ma è certamente più efficace di un gioco sul telefono.

Ora, i pensieri. Come già detto, tentavo di pensare alle cose belle e rilassanti, ma ero già angosciato di mio e questi pensieri erano sempre disturbati da un inconscio inquieto. Notavo, però, che pensare liberamente – dunque senza imporsi la concentrazione su cose belle – lascia la mente più libera di viaggiare. Mi spiego meglio: lasciavo che la testa andasse senza meta e nei pensieri si manifestavano forme, colori, volti, cose inesistenti, insomma tutto ciò che veniva spontaneo pensare. In questo modo il sentiero libero diventava riposo, perché al cervello veniva tolto il guinzaglio.

Infine, il respiro diaframmatico. Respirare con la pancia, in poche parole: dentro e fuori, con una mano sul ventre e gli occhi chiusi. Lentamente. Ricordate come facevamo da bambini? Ecco, era la nostra pancia a respirare, in un certo senso. Noi dobbiamo fare la stessa cosa. I respiri lenti e profondi attenuano il battito cardiaco e favoriscono il rilassamento. Sono riuscito nell’intento diverse volte.

Altro rimedio? Ecco, ora vi parlo della melatonina. Non è un farmaco. Non è un consiglio. È una testimonianza.

La melatonina (chimicamente N-acetil-5-metossitriptammina), è una sostanza prodotta dalla ghiandola pineale (o epifisi), ghiandola posta alla base del cervello. Agisce sull’ipotalamo e ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia.

La si trova come integratore anche nei supermercati, in compresse da 1 mg. L’ho provata e mi ha aiutato. Ho smesso di assumerla perché credo di aver ripristinato il mio equilibrio veglia-sonno. Una compressa mezz’ora prima di andare a letto e riuscivo a dormire senza problemi.

Vi dico tutto questo perché so bene quanto l’insonnia possa compromettere il nostro equilibrio. C’è anche la veglia indotta dall’attacco d’ansia notturno, quello tipico di noi ipocondriaci, quello che ci fa consultare Google perché ogni notte pensiamo di avere un infarto, un ictus o un qualsivoglia male che ci manderà al Creatore.

Il rimedio, in questo caso, può essere semplice o impossibile: spegnere la connessione dati dello smartphone e chiudere gli occhi.

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2 thoughts on “IPOWIKI | L’insonnia

  1. […] dormire, vedevo il letto come una tomba che poteva farmi morire non appena mi fossi addormentata; insonnia, sudore e attacchi di panico che chi non ne soffre non può capire; passato questo mese iniziò la […]

  2. […] di casa, ho perso tantissimi chili, non mangiavo più. Ero devastata. Non avevo amici, soffrivo di insonnia e mi rifiutavo di prendere farmaci perché ho il terrore degli effetti collaterali. Per spiegarmi […]

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