IPOSTORIE | Lo pseudo-infarto prima della visita cardiologica

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40 anni, 15 dei quali trascorsi in un’ipocondria militante.

Non mi nascondo, mi chiamo Carlo e a 25 anni scoprii questo disturbo che porta a convincersi di avere sempre un brutto male, o di morire da un momento all’altro. Iniziai a soffrire d’ansia durante gli anni dell’Università e dopo le innumerevoli corse al Pronto Soccorso appurai di soffrire di ipocondria.

Bene, mi decisi a sottopormi a un ECG e i tempi biblici del SSN mi fecero prendere appuntamento a distanza di due mesi dalla mia richiesta. Lo ammetto: prima di allora non badavo a queste cose. Nessun controllo, un emocromo di tanto in tanto e niente di più. Arrivò il giorno dell’esame e mi presentai all’appuntamento due ore prima. Sì, mi sentivo un po’ come Ugo Fantozzi ne Il secondo tragico Fantozzi, nella scena in cui si presenta alle 16:12 in per prendere il treno delle 23:37 che lo porterà a Montecarlo per accompagnare il Duca Conte Semenzara.

Bene, ritirarono la mia impegnativa ed ecco le fitte intercostali. Una, e due. Tre, e quattro. Cominciai a passeggiare nervosamente per il corridoio, quasi infastidendo gli altri pazienti in attesa. Ad ogni fitta una vampata di calore e la minaccia dell’attacco di panico. Un solo pensiero fisso: mi verrà un infarto prima di fare il controllo. Mi visiteranno da morto e scopriranno che avevo le coronarie andate, e che non avevo affatto mentito ad amici e famiglia. Passeggiavo nervosamente, dicevo, e nel farlo passavo costantemente di fronte a una piccola cappella luccicante, con un Vangelo in bella vista adagiato su una panca e un Crocifisso che mi attirava a sé. Ero molto credente allora, e quel mio trovarmi a pochi metri da un luogo sacro mi rincuorava. No, non del tutto. Un passo avanti, un dietrofront e la ripresa della mia camminata, con i dolori intercostali che non mi davano tregua: una fitta, una vampata di calore, un sospiro, una mano sul petto. Ci siamo quasi, mi dicevo.

Entrai nella cappelletta e mi sedetti. Mi troveranno qui, disteso esanime, e diranno che avevo ragione. Ma ero lì, di fronte al Signore a chiedere perdono per i miei peccati. Congiunsi le mani e iniziai a pregare. Poi chiamarono il mio cognome. Mi feci il segno della croce ed entrai. Si accorsero della mia agitazione e mi sorrisero. “È la prima volta?”. Mi sentivo un adolescente alle prese con il primo rapporto. Annuii timidamente. “Si rilassi”. Ricordo che rimasi a occhi chiusi per tutto il tempo.

Poi fu il momento del verdetto: tutto a posto, cuore sanissimo. Ma come? “Lei è sanissimo. Non c’è alcun motivo di allarmarsi”. Ringraziai e andai via. Il mio cuore sano? Ma siamo matti? Non volevano dirmi la verità per non spaventarmi, era chiaro.

Ora sono ancora vivo, ma ho un infarto al giorno. Ho smesso di credere in Dio, ma l’ipocondria ha continuato a credere in me.

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