10COSE | I dieci luoghi che mettono ansia all’ipocondriaco

dieciluoghi

Esistono luoghi che nella mente dell’ipocondriaco non esistono. Sono fuori discussione, non intende frequentarli e se si trova costretto ci si reca a malincuore, con uno sfigmomanometro attaccato al braccio e un defibrillatore nello zaino. Zaino che si porterà appresso solamente per contenere un assortimento di medicinali che “porca troia, farmacie, ora potete chiudere”. Noi ipocondriaci non sempre siamo in possesso di conoscenze mediche di base: a noi basta la consapevolezza che quel dato luogo è frequentato dalla gente. La gente? Parola gettonatissima. Gente significa batteri, virus, infezioni. Morte.

1. Mezzi pubblici

Autobus? Aereo? Taxi? Nave? Treno? Non c’è differenza. Sulla superficie morbida sulla quale ho adagiato il mio posteriore c’è stato qualcun altro, e questo qualcun altro potrebbe aver starnutito e poggiato la mano trasportando su di me la sua infezione. Fosse solo questo. Gli altri passeggeri non saranno mai abbastanza distanti da me da non contagiare i loro malanni. Perché sì, chiunque ha dei malanni destinati a insinuarsi nelle mie membra, chiaro o no? Fosse solo questo. Il trasporto non è solo di persone, ma anche di malattie. Guarda che viene tutto sterilizzato ogni giorno. Lo so, ma le cose mortali sono lì ad aspettarmi. Ancora, non è tutto qui, ma è sufficiente.

2. Cinema

Posso andare anche in solitaria a guardare una proiezione, ma non sarò mai solo. Certo, ci sono gli altri spettatori. No, ce ne saranno miliardi. Sono i batteri radicati nel tessuto delle poltroncine, nella moquette oppure fluttuanti per l’aere, va bene? Mangiate pure i vostri pop-corn, bevete la vostra Cola alla spina, tanto tra una masticata e un sorso sputate via i vostri germi che penetreranno il mio occhio, le mie narici e la mia bocca. Io non potrò vederli, ma ne riparliamo tra 24, 48, 72 ore e così via. Starnutite, tossite, volete uccidermi. Voglio andare via, voglio salvarmi. No, sarà troppo tardi perché il Male è già in me e se la sta ghignando. Guarda che viene tutto sterilizzato ogni giorno. Lo so, ma le cose mortali sono lì ad aspettarmi. Ancora, non è tutto qui, ma è sufficiente.

3. Mare

Mare-sole-estate-ferie e anche un paio di palle chiodate. L’ipocondriaco balneare non vede una distesa d’acqua cristallina che lo rinfrescherà dalla torrida estate. Si sa, dentro l’acqua vi è chi minge, chi scatarra e chi vabenelasciamoperdere. Tuffarsi è un po’ morire o infettarsi. Tutto lì? No, c’è la spiaggia. Si può andare a funghi anche in estate, e sappiamo cosa significa.

4. Posti affollati

Buonanotte. Stadio, concerto, piazza, centro, negozio, centro commerciale, insomma: luoghi dove laggente (l’ho messo in corsivo, onde evitare equivoci) è presente più che mai. Capita sempre l’individuo che starnutisce a pochi metri da te, che tossisce senza proteggersi il viso o che semplicemente ti sfiora al suo passaggio. Chemmenefregammè se sono i vestiti a sfiorarsi. La Morte trapassa le trame dei tessuti e mannaggia Giuda sei morto. Ancora non lo sai, ma sei morto. Deceduto, de cuius, finito. In fila alle Poste? Germi. In sala d’attesa all’Agenzia delle Entrate? Virus. Al supermercato? Morte. La piazza del paese in occasione della sagra del mandarancio? La fine. La gente aumenterà di densità e mi toglierà il respiro, al che la mia morte per asfissia sarà talmente immediata che ciao.

5. Cimitero

Ah, la tafofobia. Cos’è la tafofobia? La paura di esser sepolti vivi. Guardo lapidi, loculi e targhe commemorative e penso che un giorno mi unirò anche io alla terra. Ma saranno sicuri della mia morte? No, non è solo questo. C’è quella paura terribile che dalle sepolture fuoriescano miasmi letali, che intacchino il sistema nervoso, immunitario e tutto il resto. Sì, è possibile avere questo terrore.

6. Scuola / Università / Posto di lavoro

… tanto capita sempre la merdazza che arriva a lezione o che monta il turno completamente devastat* da un’influenza, e si permette pure di interloquire con la mia persona a meno di 43 metri di distanza. Il contagio toccherà ogni singolo frequentatore di questo posto per poi giungere a me e colpirmi nel peggiore di modi porca di quella infame miseria pusillanime. Dio santissimo, resta a casa tua se stai male e non venire a mettermi ansia e Morte. Merdazza. Gli arredi dell’ufficio saranno sterilizzati? Le impalcature di questo cantiere saranno solide? I banchi di quest’aula saranno disinfettati? La Terra, poi, è davvero tonda?

7. Bar / Pizzerie / Ristoranti / Fast Food / Trattorie

“Può servirmi il caffè in un bicchierino termico usa e getta?”. Il barista perplime. Lo capisco, sono esasperante ma cavolo, io rischio di morire, capito? Bicchieri, posate, piatti, tovaglioli, gente. Puoi avere anche i più sofisticati sistemi di igienizzazione delle stoviglie, ma in quel piatto ci hanno mangiato altre 100 persone prima di me e io sto male. Chi si è accomodato su questa sedia prima di me? Chi ha consumato al bancone prima di me? Eh? Chi ha bevuto da questo flut prima di me? Mi guardo attorno e vedo che tutti addentano il proprio panino in tranquillità. Aspetta. Gli ingredienti sono genuini? La loro conservazione è seguita a regola d’arte e secondo le norme igieniche? Ora devo andare al bagno. Dovrò passare in mezzo ad altri clienti come me. Vi aspetto al punto 10.

8. Ambulatorio

Geriatria, infanzia infetta e ancora gente. In fila nell’attesa della chiacchierata settimanale col medico di base si contrae di tutto. Sfogliate quelle riviste, sfogliatele pure. Prima di voi qualcuno ha girato quelle pagine leccandosi prima le dita. Io non leggo, io vi guardo. No, eh. Non venite qui con influenze di stagione, non quando ci sono io. Intesi? Sì, alzo la voce. Dieci persone attendono prima di me ed è sempre così. Accade sempre, inoltre, che l’ultimo paziente prima di me sia quello che si trattiene di più. Io sto male e voglio andarmene, ma ormai sono qui e devo attendere. Basta, esci da lì che tocca a me. Ora che ci penso: a che serve entrare in quello studio se oramai tutti i pazienti mi hanno contagiato il Male più devastante?

9. Ospedale

Addio. Ma che dici “addio”? È tutto asettico, pirletti! Sì, va bene, ma per forza di cose mi ritroverò ad attraversare il reparto Malattie Infettive e tra meno di due giorni sarò io a necessitare un ricovero. Va bene? È asettico, ti dico. Per me che sono ipocondriaco niente è asettico. Sono qui per farmi visitare ma – mi gioco le trombe di Eustachio – scopriranno in me ben altre cose più gravi. Sono qui per far visita al parente ricoverato per un banale intervento, ma tra le degenze vi è chi è al corrente della mia ipocondria e dunque vuole farsi beffe di me. Ah, giusto: sono in ospedale. Se dovesse succedermi qualcosa sarei già qui, al sicuro. Non ci avevo pensato, altro che Google! Sono in Paradiso! Sì, ma che ansia.

10. Bagni pubblici

Mononucleosi! Epatite! Ebola! Malaria! Trojan! Phishing! Insomma: Morte a quantità industriali. Il luogo destinato alle funzioni fisiologiche del pubblico, e quasi sempre becco la cabina WC dove poco prima qualcuno l’ha fatta grossa. Sì, perché da ipocondriaco quale sono ho anche una sfortuna che mi fa da stalker. Esalazioni, miasmi, evaporazioni di ogni tipo e tanta, tanta Morte libera e in attesa del mio arrivo. Nella mia sventura capito anche nel posto in cui non esiste sapone, solo acqua e salviette. Via, sfregare le mani con l’acqua corrente come se dovessi strapparmi via la pelle. Ancora, nella mia sventura sono capitato in un bagno pubblico che odora di umido e dove non si respira. Si sa, l’umidità è la casa delle zanzare, che sono la causa della malaria e della meningite.

Guarda che viene tutto sterilizzato ogni giorno.
Lo so, ma le cose mortali sono lì ad aspettarmi.

Ancora, non è tutto qui, ma è sufficiente.

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