RIFLESSIONI | Quell’ineluttabile voglia di piangere

piangere

A volte basta un niente. Si diventa come più capaci e vulnerabili e tutto acquisisce più senso. Il sorriso è in giacenza, depositato presso pochi attimi in cui ci si concede una tregua dalle emozioni più intense e opprimenti. No, non si attingerà da quegli sportelli di serenità. Almeno per un po’.

Un’immagine, un suono e una sequenza; una frase, una parola o uno sguardo possono possedere il controllo e tutto si fa liquido. Un cuore che sanguina, con battiti che marciano in discromia con una lieve, timida, voglia di lottare. No, talvolta quest’ultima prende una pausa e tutto viene travolto. È il tempo delle lacrime. I pugni si stringono e la gola brucia, pulsa e si contrae. Mandare giù. Ecco, ritorna. Non va giù: si arrampica e vuole uscire. Si dà fiato ai primi singhiozzi e si esplode.

È il pianto.

Un timido ruscello fa capolino. «Il mio occhio è acqua», dicono i Massive Attack in Teardrop:

E via, lo sfogo di una danza fluida e libera. C’è del dolore che non riesce ad avere voce e va così da giorni. Perché? Cosa ferisce l’equilibrio al punto di trasformare tutto in un torrente, in un fiume in piena? Va così da giorni, ancora. Ci si sveglia con una stretta imponente alla gola e un pensiero fisso: quella canzone che commuove, quella frase udita in un momento sbagliato, quella scena di quello stramaledetto film. No, non è colpa della musica, della parola o del cinema. C’è dell’altro: il dolore è universale e non appartiene alla realtà di tutti i giorni. La storia del quotidiano inizia con un sospiro, un improvvisato stantuffo per deglutire l’angoscia e risorgere. Un sospiro per prendere fiato. Affatto: tutto si annulla e si fa vano perché altro dolore deve essere smaltito, differenziato. Allora la macchia d’olio si espande e contamina il pensiero. Si pensa a quanto dolore porterebbe la perdita di qualcuno, lo si immagina salutare, esalare l’ultimo respiro o semplicemente indifeso dinanzi a un destino beffardo e crudele. Ci si immagina lì, impotenti e disarmati. Il tutto al suono di quella canzone, di quella frase o nella trasposizione di quelle immagini di quella scena. Di quello stramaledetto film.

Lacrime cavalcano senza controllo il viso e cedono il posto ad altre. Va così da giorni e c’è un perché poco chiaro, o forse troppo. Immedesimazione è la tortura del giorno. Un’immedesimazione che è una proiezione disturbata di ciò che si fiuta da un futuro grigio, senza speranza. Perché? Ci si chiede spesso perché, si setaccia il giorno alla ricerca di un motivo da attribuire a quel continuo lamento. Il pianto non si arresta nemmeno dopo le continue soffiate di naso, nemmeno dopo aver fatto ricorso a un getto d’acqua fresca sul viso provato. Si solleva la testa e si incontra il proprio riflesso: occhi rossi, pingui. Pare tutto finito.

Invece no, va così da giorni. Ci si convince che non sia mai andata così, ma non è vero. Ogni pianto è una sorpresa perché coglie impreparati. Un’abitudine che non esiste, non si accetta. Eppure è lì e la si vive intensamente. Allora parla l’ipocondriadepressione. La propria immagine dinanzi alla scrivania di uno specialista che dispensa farmaci e terapie. La paura che tutto peggiori, che tutto vada fuori controllo e che non vi sia luce in fondo al tunnel. Forse no. Forse sono settimane di totale perdita delle forze, di un carburante irreperibile. Forse. Si deglutisce e si caccia via quel pensiero.

«Un cuore che soffre è un cuore che funziona», dicono i Placebo in Bright lights.

Non si arresta. Allora tutto questo ci travolga pure. Lo faccia, anche nel modo più spietato, purché liberi la sua forza invulnerabile. Passi la tempesta e faccia il suo corso. Divida, sconvolga, quell’ineluttabile voglia di piangere.

Arriverà la quiete, sorgerà il sole. Finirà la notte.

Andrea Pazienza
Andrea Pazienza

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

2 thoughts on “RIFLESSIONI | Quell’ineluttabile voglia di piangere

  1. grazie.

    1. Grazie a te per la lettura, Sabrina.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *