IPOSTORIE | Tamponamento, constatazioni amichevoli e ipocondria

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Da una testimonianza anonima

Ho 29 anni e ho una relazione da circa un anno e mezzo. Io e lei viviamo distanti, perché ci separano 45 minuti di macchina. Un pomeriggio avevo deciso di farle una sorpresa, dunque salii in macchina e mi misi in viaggio. Superata l’ultima rotonda che mi separava da lei incontrai una lunga coda, lenta quanto bastava a farmi avanzare in prima.

Un metro, frenata. Un altro metro, frenata. Un traffico lento ed esasperante. All’ennesima frenata mi tamponarono nella parte posteriore e la mia macchina fece carambola su quella che mi precedeva. Il piccolo schianto mi fece sobbalzare in avanti.

Ci fermammo tutti quanti in un parcheggio e ci scambiammo le rispettive generalità coi numeri di telefono. Fortunatamente, l’autista dietro di me era coperto dalla mia stessa compagnia di assicurazione, dunque ci demmo appuntamento per l’indomani mattina presso la sede più vicina. La mia macchina aveva il radiatore sfondato e fuori uso, dunque non potevo fare ritorno a casa. Rovinata la serata, rovinata la sorpresa. Chiamai la mia ragazza e la misi al corrente dell’accaduto. Raggiunsi casa sua a piedi e mi domandò se stessi bene.

Sì, io stavo bene. Dopo quella domanda, però, mi assalirono i pensieri. E se in realtà avessi avuto un trauma? Pensai alle nausee tipiche dei traumi, ai giramenti di testa e alle contratture varie che si avvertono dopo i tamponamenti. Mi tastavo il cranio alla ricerca di anomalie, continuamente. Facevo delle prove di equilibrio. La mia ragazza si accorse della mia preoccupazione e mi domandò se volessi andare al Pronto Soccorso per fare accertamenti. Ecco, non interpretai questa sua proposta come un’ordinaria premura: lei sapeva qualcosa che io non sapevo e non voleva dirmelo. Il problema è che la mia ipocondria è totale, dunque ho paura di esser visitato, di scoprire qualche male nascosto. Dopo aver sentito di vari casi in cui, in occasione di un normale accertamento, sono fuori altri problemi più gravi, mi sono rifiutato. Trascorsi la notte in casa sua e mi svegliavo di continuo per monitorare il mio stato di salute.

E se i sintomi del trauma si manifestassero anche dopo le 24 ore? E se non dovessi vedere/sentire più? E se morissi improvvisamente perché il tamponamento mi ha scatenato un’emorragia interna di cui non mi sto rendendo conto?

Ora ci scherzo su, ma ho davvero avuto pensieri del genere.

In ogni caso era un dato di fatto che stessi bene. L’indomani mattina andai all’ufficio delle Assicurazioni insieme all’altro conducente e sistemammo tutto. Stavo bene, ma era come se non volessi accettarlo.

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