IPOSTORIE | Il panico ogni santa notte

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Da una testimonianza anonima

Ho scoperto la mia ipocondria a 28 anni, in seguito a uno spiacevole episodio accaduto a una mia vicina di casa.

Immaginate i soliti discorsi: “aveva *quellamalattiadicuinonvogliofareilnome*, come del resto era successo a suo padre, suo zio e sua nonna”. Nell’ascoltare certi argomenti pensai ai casi di malattia che avevano colpito il mio parentado e scattò in me quella valvola che era rimasta a cuccia: l’ipocondria. Avevo 28 anni, sì, e credevo che prima o poi l’avrei superata.

Ora ne ho 42 e questa cosa non vuole lasciarmi. Ho da poco divorziato da mio marito e non abbiamo figli, dunque vivo sola in un condominio semi-disabitato. Non ho un buon rapporto coi vicini. Anzi, non ne ho proprio. Mi sono trasferita in questo appartamento da due anni e lavoro molto al computer, dunque non traffico nei pianerottoli a conversare, perché ho sempre da fare ed esco di rado. Il mio quadro sociale è la solitudine, e ammetto di averla scelta un po’ perché sono una persona timida, un po’ perché il mio lavoro mi impone di restare concentrata, nella mia stanza.

Lo amo, e dunque non mi lamento di questo.

Ho avuto un matrimonio travagliato e il divorzio mi ha provato considerevolmente, perché comunque finché si andava d’accordo andava tutto bene. La mia ipocondria era contenuta, perché avevo lui al mio fianco e sapevo che qualora mi fossi sentita male (o morire) avrei avuto soccorso. Ora non è così. Ragazzi, io da circa un anno ho ripreso con quella maledetta insonnia. Spengo l’abatjour e provo a dormire.

Niente. Arriva la tachicardia.

No, mi dicono che ci si fa l’abitudine e si impara a combatterla, ma non riesco. Ho provato psicologi, psichiatri, rimedi naturali. Niente da fare, questa roba non vuole passare. Resto fiduciosa, troverò uno specialista che sappia darmi i mezzi più consoni al mio stato di cose.

Arriva la tachicardia, dicevo, e tutto diventa opprimente, anche la lieve luce del lampione che filtra attraverso la finestra. Tutto mi tormenta. Prendo sonno alle 4 del mattino e mi risveglio con un sobbalzo. I pensieri più assurdi si fanno strada e ogni notte mi convinco che sarà l’ultima.

Costretta a svegliarmi presto per i miei impegni, riesco a trovare ristoro nel riposo pomeridiano, momento in cui crollo esausta. Solo un’ora e mezza, però, perché ho sempre del materiale in scadenza da consegnare. Ho pensato di affidarmi a qualche stregone fuori di testa, purché mi tolga dalle membra questo demone insopportabile. Ovviamente non lo farò, non arriverò a tal punto. Ho preso un gatto da poco. La notte, quando i miei occhi restano aperti e vivi come due fanali, so che c’è lui a farmi compagnia.

Ma no, non basta.

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